Muhammad, il messaggero di Allah, pace e benedizione su di lui

Muhammad, il messaggero di Allah, pace e benedizione su di lui

 

Muhammad, il messaggero di Allah,

pace e benedizione su di lui

Dr. Abdul-Rahman al-Sheha

 

Muhammad, il messaggero di Allah,

pace e benedizione su di lui

Dr. Abdul-Rahman al-Sheha

 

Tradotto dall'arabo dal professor:

Prof. Mohammed  HASSANI

 

 

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  Introduzione 

 

Lode ad Allah, Signore dell'Universo. Benedizione e pace sul nostro profeta Muhammad, sui suoi parenti e familiari e su tutti i suoi compagni.  

         Quando trattiamo di Muhammad pace e benedizione di Allah su di lui (pbAsdl), messaggero di Allah all'umanità intera, trattiamo della più grande personalità che la storia antica e moderna abbia mai conosciuto.Tale giudizio non sorge dal vuoto: chiunque legge la sua biografia, conosce le sue virtù e le sue qualità e si spoglia dai propri fanatismi religiosi e dalle proprie tendenze personali, condividerà il nostro giudizio come lo hanno già condiviso, con schietta obiettività, tanti studiosi non musulmani.

 In uno scritto pubblicato sul periodico "Nur Al Islam", il professor Hassan Ali – pace alla sua anima- riferisce[1] che un suo amico di fede brahmanica gli disse: "Mi sembra che il messaggero dell'islam sia il più grande uomo del mondo e il più completo." Il professor Hassan gli chiese: "Per quale motivo il messaggero dell'islam è secondo te l'uomo più completo del mondo?" Gli rispose: "Perchè riscontro nel messaggero di Allah meriti diversi, qualità e virtù innumerevoli che non mi sembra si siano riunite mai nella storia mondiale in una sola persona in uno stesso tempo: era un re a cui si sono sottomesse tutte le sue contrade; le amministrava come voleva pur restando umile, considerando che nulla gli spettava, che invece tutto era in mano di Allah; vedi che dispone di ricchezze immense che i cammelli carichi di casse gli portano fino alla capitale; eppure continua a vivere nelle strettezze e per lunghi giorni a casa, non gli si accende per sfamare la famiglia il focolare. Anzi, molto spesso i suoi si coricano con la fame allo stomaco. Era un comandante senza pari; si metteva a capo di un esercito di pochi soldati, scarsamente equipaggiati con i quali fronteggiava eserciti fatti di  migliaia di soldati armati fino ai denti, ed infine li vinceva in modo schiacciante. Lo ritroviamo poi appassionato di pace che firma la carta delle condizioni di accordo di tregua, con animo sereno ed impeto calmo benchè abbia a fianco migliaia dei suoi compagni, tutti guerrieri valorosi, pronti ad ogni prodezza. É un eroe coraggioso capace di resistere da solo a migliaia dei suoi nemici senza curarsi del loro numero; ed è nello stesso tempo un uomo dal cuore fragile, generoso, pietoso ben lungi dallo spargere una goccia di sangue. Si preoccupa per tutta la penisola araba e nello stesso tempo non gli sfugge il minimo particolare della vita della sua famiglia, delle sue mogli e dei suoi figli; non gli sfugge nessun particolare della vita dei musulmani poveri e bisognosi, si interessa ai problemi della gente che si è dimenticata del Creatore, se n'è allontanata e gli preme rimetterla sulla retta via. Nel complesso, è un uomo che si cura delle vicende del mondo intero ma nello stesso tempo un uomo volto ad Allah, noncurante della vita terrena; è nel mondo e non vi è, perchè il suo cuore batte solo per Allah e per quello che Gli è gradito. Non si è mai vendicato di uno per se stesso e prega in favore dei suoi nemici, vuole il loro bene ma non per questo perdona ai nemici di Allah ai quali non dà mai tregua. Non cessa di ammonire coloro che hanno smarrito la retta via e li avverte del castigo dell'inferno. Conduce una vita ascetica adorando Allah e implorandolo per buona parte della notte. É un valoroso combattente che si reca in campo con la spada in mano e nel contempo è il Messaggero saggio ed il profeta infallibile, ed insieme vincitore di nazioni e conquistatore di terre e contrade sterminate. Si corica su un pagliericcio con un cuscino imbottito di fibre vegetali, mentre ci verrebbe in mente di considerarlo sultano degli arabi o re dei paesi arabi. I membri della sua famiglia restano nel bisogno e nelle strettezze mentre giungono fino a lui le enormi somme che provengono da ogni parte della penisola araba; tali ricchezze sono ammucchiate sulla spianata della sua moschea mentre Fatima, sua figlia diletta viene a lamentarsi dei dolori del peso dell'otre dell'acqua o quelli causatile dall'uso del mulino a braccia. Il profeta distribuiva ai musulmani quel giorno il bottino di schiavi e schiave fatti prigionieri in guerra con l'aiuto di Allah; sua figlia non ebbe per risposta che una invocazione che il profeta le chiese di apprendere per rivolgerla ad Allah. Il suo compagno Omar gli fece una volta visita e dando uno sguardo a destra e a sinistra, trovò solo un pagliericcio senza cuscino su cui si coricava il profeta e le cui traccia si imprimevano sui suoi fianchi. In casa non c'era altro che un sa'a di orzo in un recipiente e vicino, un vecchio otre di acqua appeso ad un palo: era tutto quello che il profeta possedeva il giorno in cui metà degli arabi gli dichiararono sottomissione. Omar non potè fare a meno di piangere; il profeta gli domandò: "Perchè piangi, Omar?" Rispose: "Come non piango se Cosroe (il re della persia) e Cesare si godono la vita con tutte le sue comodità mentre il Messaggero di Allah (pace e benedizione di Allah su di lui) possiede solo quello che vedo? Il profeta gli disse: "Omar, non accetti che quello sia la parte di Cosroe e di Cesare da questa vita e che la vita eterna invece, sia tutta per noi ?" 

   Quando il profeta (pace e benedizione di Allah su di lui) raggruppò tutti i suoi eserciti e li diresse verso Mecca per conquistarla, Abu Sufiyene era in compagnia di Al Abbas, zio del profeta e guardavano insieme tutti quei soldati preceduti da moltissimi stendardi. Abu Sufiyene era allora ancora ostile all'islam, ma prese sgomento da quell'impressionante numero di musulmani e dei loro alleati provenienti dalle diverse tribù che si sono convertite all'islam, che marciavano sulla piazza della Mecca come un fiume potente che niente e nessuno poteva arrestare. Disse al suo compagno: "O Abbas, vedo che tuo nipote è ormai un re potentissimo." Al Abbas gli rispose: "Abu Sufiene, quello che vedi non ha niente a che fare con il reame:  è profezia e messaggio divino."

   Adi Attai, figlio di Hatem Attai, ben noto esempio di proverbiale generosità presso gli arabi fino all'islam – era signore di Tai ed ebbe un giorno l'occasione mentre era ancora di fede cristiana, di essere in presenza del Profeta (pace e benedizione di Allah su di lui). Osservò quanto rispetto e dignità i compagni del profeta in tenuta di combattimento e in armi, manifestavano al messaggero di Allah; non riusciva più a distinguere i confini del potere e quelli della profezia, e si domandava se quello era il re dei re o uno dei Messaggeri di Allah. Sopraggiunse una donna povera di Medina che venne a trovare il Profeta e gli fece: "Messaggero di Allah, voglio confidarti un segreto." Il profeta le disse: "Decidi in quale delle vie della città vuoi parlarmi in segreto." Si alzò, si avviò con lei e rispose alla sua esigenza. Vedendo quanta modestia aveva il profeta che in mezzo ai suoi compagni era come un re in pieno splendore, al figlio di Hatem Attai svanì ogni ombra, gli si svelò la verità in tutta la sua chiarezza, si convinse che con Muhammad si trattava di un messaggio divino, si tolse la croce ed entrò a far parte dei compagni del profeta, abbracciando la fede dell'islam.

    Avremo da riferire alcune dichiarazioni fatte da orientalisti [2] su Muhammad (pace e benedizione di Allah su di lui) anche se noialtri musulmani, convinti della sua profezia e del suo messaggio, non esprimiamo il bisogno di allegare tali discorsi; ma lo faremo per due motivi:

  - il primo motivo: riferiamo dichiarazioni e testimonianze di orientalisti perchè li leggano alcuni musulmani che conoscono dell'islam solo il nome, cosìcchè si mettano al corrente di quello che dicono e pensano i non musulmani del profeta e del messaggero dell'islam che hanno lasciato e non hanno seguito; così potrebbero forse riprendere sinceramente e con convinzione il cammino della loro religione;

   - il secondo motivo: riferiamo le dichiarazioni degli orientalisti perchè li leggano i non musulmani, così potranno afferrare la verità di questo profeta integro dalla bocca di gente come loro, che parla la loro stessa lingua; così potrebbero forse avviarsi all'islam, e iniziare una loro seria ricerca per conoscere meglio questa grande religione. Richiederei solo da questi che non pensassero con il cervello degli altri; hanno i loro cervelli e possono usandoli – se li ripulissero dai pregiudizi e dal razzismo- riuscire a distinguere il vero dal falso, il bene dal male. Faccio voti per tutti loro che Allah li aiuti ad aprire i loro cuori alla verità, li guidi a raggiungerla e li orienti alla retta via.                       

 

Dr. Abdurrahmaan b. Abdul-Kareem al-Sheha

P.O. Box 59565 - Riyadh, K.S.A 11535

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Chi è il messaggero Muhammad ?

 

Genealogia   

 

 

Il Messaggero di Allah è Abul Kassim Muhammad Ibn Abdullah Ibn Abdul Muttalib, la sua genealogia risale a Adnan dal figlio di Ismaele profeta di Allah, Ibn Ibrahim, soprannominato Khalil Allah (oppure l'amico prediletto di Allah) (pace su di loro). Sua madre è Amina Bint Wahb, la cui genealogia risale anche lei ad Adnan, dal figlio di Ismaele profeta di Allah, Ibn Ibrahim Khalil Allah (pace su di loro.)

Il Profeta (pace e benedizione di Allah su di lui) dice: "Allah ha scelto Kinanah tra i figli di Ismaele ed ha scelto Quraisc tra Kinanah; ha poi eletto da Quraisc i Bani Hascem, ed ha scelto me tra Bani Hascem" (Muslim, 2276). Così egli è il migliore degli uomini dal punto di vista genealogico; anche i suoi nemici glielo riconoscono. Abu Sufiyen ne ha testimoniato prima anche di abbracciare l'islam, presso l'Imperatore romano Eraclito.

 

   Infatti Abdullah Ibn Abbas - che Allah sia soddisfatto di lui- riferisce che:

"Il Messaggero di Allah scrisse a Cesare per chiamarlo ad abbracciare l'islam, affidò detto scritto a Dihya Al Kalbi con l'ordine di farlo transitare attraverso il governatore di Bosra. Per la vittoria riportata sui persiani, Cesare fece in segno di gratitudine ad Allah una marcia da Emesse fino ad Iliya (Gerusalemme.) Pervenutagli l'epistola del Messaggero di Allah, la lesse ed ordinò ai suoi dipendenti :"Cercate di trovarmi qui connazionali di questo uomo che possano fornirmi informazioni sul Messaggero di Allah." Ibn Abbas disse: Abu Sufiyene mi indicò che allora si trovava in Siria, a capo di una carovana di mercanti quraisciti, durante la tregua conclusasi tra il profeta e gli infedeli di Quraisc." Abu Sufiene riferisce: Il messaggero di Cesare ci trovò in una località di Siria e ci condusse io e i miei compagni, fino ad Iliya. Ci introdusse presso l'Imperatore che sedeva nel suo trono con la corona sul capo e circondato dai suoi consiglieri e dignitari romani. Disse al suo interprete: - chiedi quale di loro è il parente più vicino a colui che pretende di essere profeta. – Sono io, rispose Abu Sufiyene

 

- Qual'è il grado della tua parentela? Domandò Cesare

- Lui è mio cugino.

 Dissi questo considerando con certezza che tranne me, quella volta non c'era nella carovana nessuno tra  Bani Abdu Manaf.

- Lo si faccia avvicinare ! disse l'Imperatore.

Ordinò poi che mettessero tutti i miei compagni alle mie spalle e si rivolse di nuovo  all'interprete :

- Spiega loro che io farò delle domande a questo uomo riguardo al preteso Profeta. Se  i suoi compagni vedono che mente, hanno facoltà di dirlo e di contraddirlo immediatamente. 

A dire il vero, se non ci fosse per la vergogna di essere denunciato dai miei compagni come bugiardo, avrei risposto all'Imperatore su Muhammad con tante menzogne. Perciò decisi di dire solo la verità.

L'Imperatore disse all'interprete :

- Domandagli quale rango la famiglia di questo Profeta occupa da loro.

- É di nobile stirpe, dissi.  

- Alcuno tra di voi ha mai tenuto prima di lui discorsi simili? 

- No.

- Lo sospettavate di menzogna prima che lui tenesse questo discorso?

- No.

- Tra i suoi antenati ci sono stati dei re?

- No.

- I suoi adepti e partigiani si riscontrano tra le classi alte o tra gli umili?

- Tra gli umili.

- Vanno crescendo o decrescendo per numero?

- Stanno crescendo.

- Tra coloro che abbracciano la sua religione c'è chi in seguito la prende in avversione

   e la  rinnega ? 

- No. 

- Manca mai ai suoi impegni ?

- No, ma con lui abbiamo di recente concluso una tregua e al riguardo temiamo che     non la rispetti.

(Questa mia risposta fu l'unica in cui riuscìi ad infondere una sfumatura sfavorevole al Profeta, senza timore che fosse notata.) 

L'Imperatore proseguì la sua filza di domande;  mi disse :

- Siete stati in guerra con lui ?

- Sì, risposi.

- Come sono finiti i combattimenti ?

- Tra di noi la guerra ha avuto sorti alterne: lui ha avuto momenti di vittoria quanto noi.

- Che cosa mai vi ordina di fare? 

- Ci ordina di non adorare altro che Allah, unico, di non associarGli nessun essere,  di rinunciare al culto dei nostri avi, di pregare, di fare l'elemosina, di essere casti, di mantenere i nostri impegni e di restituire quello che a noi è stato dato in affidamento."

 

Dopo che mi ha ascoltato, l'Imperatore disse al suo interprete: "Digli: ti ho interrrogato sulla sua famiglia e hai preteso che era di nobili origini. Ora Allah ha sempre scelto i Suoi Messaggeri tra i nobili dei loro popoli. Ti ho domandato se tra la tua gente, uno prima di lui avesse tenuto un discorso simile, ed hai preteso che no. Infatti se un discorso simile a quello che tiene fosse già stato fatto da uno dei vostri, avrei creduto che il nostro uomo non facesse altro che imitare un predecessore. Ti ho domandato poi se prima delle sue pretese di profezia lo sospettaste mai di menzogna ed hai detto di no. Così ho capito che se non era uomo incline alla menzogna con i suoi simili, non lo era per forza nei confronti di Allah. Ti ho chiesto in seguito se tra i suoi avi ci fosse un re, hai preteso che no. Infatti se uno dei suoi antenati avesse regnato, avrei creduto che il nostro uomo tentasse di ripristinare il regno passato. Alla domanda se i suoi partigiani erano tra i grandi o tra gli umili hai risposto che erano tra gli umili. In verità sono sempre quelli che sostengono i profeti. Ti ho domandato se vanno crescendo o diminuendo di numero, mi hai risposto che vanno crescendo; ed è ovvio per una fede fino a quando non ha raggiunto la sua massima espansione. Ti ho chiesto se fra i suoi fedeli si trovasse chi se ne fosse ravvisato o avesse rinnegato, hai preteso che no. Infatti quando una fede conquista i cuori, è impossibile che sia avversata. Ti ho domandato se mancò mai ai suoi impegni, mi hai risposto di no: così è sempre stato con i profeti: non tradiscono mai. Ti ho domandato se alcuna guerra sia avvenuta contro di lui, ed hai risposto di sì, precisando che gli scontri sono stati di esiti alterni, tanto per lui che per voi. Ed è questo che distingue i profeti: subiscono tante e dure prove, ma il successo finale è della loro parte. Ti ho domandato di quello che vi ordinava di fare, ed hai preteso che vi proibiva di adorare quel che i vostri avi adoravano, che vi prescriveva la preghiera, l'elemosina, la purezza, la sincerità, la fedeltà agli impegni e la restituzione dei beni affidativi."

 

L'imperatore continuò: "Tutto questo corrisponde al ritratto di un profeta vero. Sapevo che sarebbe un giorno sorto, ma non pensavo che sarebbe stato uno di voi. Se quello che hai detto è vero, poco manca a questo uomo per conquistare fin dove ora mi trovo. Quanto a me, se mi fosse dato di avvicinarlo, farei di tutto per incontrarlo; e se gli fossi vicino, gli laverei ben volentieri i piedi."

 

Abu Sufiyene riprende il filo del racconto e disse: "L'Imperatore ordinò poi che gli fosse portata la lettera del Messaggero di Allah, la lesse trovandovi scritto: "In nome di Allah Clemente e Misericordioso; da parte di Muhammad servo e messaggero di Allah a Eraclio Imperatore dei Romani; pace su colui che segue la retta via, ti chiamo alla fede islamica, sottomettiti ad Allah, salvati ed Allah ti farà doppia ricompensa. Se invece te ne distogli, oltre al tuo porterai il peccato anche dei tuoi sudditi e "Di': "O gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: [e cioè ] che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non prenderemo alcuni di noi come signori all'infuori di Allah". Se poi volgono le spalle allora dite: "Testimoniate che noi siamo musulmani." (Il Corano 3: 64)

 

Abu Sufiene proseguì dicendo: "Appena Eraclio finì il suo discorso, le voci dei potenti che gli stavano attorno si alzarono; seguì una gran confusione, e non riuscìi a capire cosa hanno detto: L'Imperatore ordinò di farci uscire. Appena fuori e ritrovati tutti i miei compagni dissi loro: "La vicenda del figlio di Abu Kabscia (Roma) avrà avuto molta ampiezza, se lo stesso principe di Banul Asfar lo sta ora temendo!"

 

Da allora, avvilito ma sempre convinto che Muhammad avrebbe avuto finalmente successo, aspettavo finquando Allah non mi aperse il petto alla luce dell'islam."  (Sahih di Bukhari, 2782.)

 

 

 

 

 

 

 

Nascita, giovinezza e missione del profeta Muhammad

 

 

Muhammad nacque nell'anno 571 dopo Cristo, alla Mecca, considerata il centro religioso della penisola arabica; nacque in seno alla tribù di Quraisc per la quale gli arabi avevano molto rispetto e considerazione. La Mecca era la meta di tutti gli arabi che vi venivano in pellegrinaggio a compiere la circunnambulazione attorno alla Kaaba, costruita da Ibrahim e suo figlio Ismaele.

 

Il padre del Profeta morì prima che egli nascesse e sua madre morì quando aveva solo sei anni. Visse così orfano sotto la protezione del nonno Abdel Muttalib, e quando questi morì lo protesse a suo turno, lo zio Abu Talib. La tribù di Muhammad come le altre tribù adoravano idoli che avevano fabbricato dal legno, dalla pietra o dall'oro che collocavano intorno alla Kaaba. Le tribù credevano che quelle statue avessero un potere benefico e malefico.

 

Per tutta la sua vita era l'esempio della verità e della lealtà. Non ha mai tradito, nè mentito, nè mancato ai suoi impegni. Era conosciuto tra la gente come il fido, il degno di fiducia ("Al Amine"). Quando uno viaggiava gli affidava in deposito i suoi beni. Era conosciuto ugualmente come il veridico, per la sua sincerità nel dire e nel fare. Era di una eccellente educazione, si esprimeva con convenienza ed eloquenza. Era buono con tutti, veniva in aiuto ai poveri e ai deboli. Tutti i suoi, vicini o lontani, lo amavano; per le sue qualità fisiche e morali, tutti gli nutrivano affetto, considerazione e rispetto. Allah dice al riguardo: "...e in verità di un'immensa grandezza è il tuo carattere." (Il Corano;  86: 4)

Thomas Carlyle [3] scrive: "Dalla sua infanzia, Muhammad si fece notare come un giovane meditativo. I suoi compagni lo avevano soprannominato Al Amine (uomo sincero e leale). Era sincero e leale nel suo fare, nel suo dire e nel suo pensare. I suoi compagni avevano notato che quello che diceva era sempre pertinente. Era un uomo ponderato che sapeva tacere quando non era necessario, e parlare quando bisognava esprimersi. Inoltre, era saggio, pertinente e perspicace. Per tutta la vita era stato un uomo di principio, buono, generoso, clemente, pio, dignitoso, libero, coraggioso, serio, deciso ed aspirava a grandi disegni. Rimaneva però sempre affabile, accogliente e dimostrava molto buonumore e molta serenità. Era simpatico e scherzoso, anzi, gli accadeva di scherzare ed anche di giocare. Il suo viso era generalmente raggiante e splendeva di un sorriso naturale. Era intelligente, sagace, di una grandezza naturale: nessuna scuola lo ha istruito e nessun maestro lo ha educato. Non ebbe mai bisogno di tutto ciò. Ha svolto la sua opera da se, nelle profondità del deserto." 

 

Per tutta la vita nessuna menzogna, non ha mai consumato alcolici, mai si prosternò dinnanzi ad una statua o un idolo, e mai ebbe ad offrire sacrifici come era l'uso. Per molto tempo fece il pastore di pecore e disse al riguardo: "Allah inviò Messaggeri che furono sempre pastori." I compagni gli dissero: "E lo hai fatto anche tu?" Rispose: "Sì ho fatto il pastore di pecore per alcune famiglie di Mecca, in compenso di pochi  (qirat).[4]"

 

Prima della Missione, era solito passare notti intere e successive in solitudine a meditare nella grotta di Hirà. Era in quella grotta alla Mecca, che ebbe all'età di quarant'anni, la prima rivelazione. Aiscia sua moglie – Allah sia soddisfatto di lei - ci riferisce: "All'inizio, il Profeta aveva solo alcune pie visioni durante il sonno. Ognuna di quelle visioni si realizzava poi con una chiarezza simile a quella dell'aurora. Dopo che egli amò la solitudine, si ritirò nella grotta di Hirà in cui si dedicò alla contemplazione e all'adorazione ("tahannus") per delle giornate e notti intere e successive senza rientrare a casa. Quando tornava da Khadigia- Allah sia soddisfatto di lei- si riforniva di provviste per tornare nella grotta in un nuovo ritiro. Finchè un giorno venne a trovarlo l'angelo e gli comandò di leggere: - "Leggi!" A cui il Profeta rispose: -"Non sono di coloro che leggono"; l'angelo allora lo prese, lo strinse con violenza al punto di fargli perdere ogni energia, e lo lasciò comandando: -"Leggi!" ; il Profeta disse di nuovo "- Non sono di coloro che leggono"; l'angelo lo riprese come prima, lo strinse e lo lasciò, comandandogli di nuovo:"-Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l'uomo da un'aderenza. Leggi, ché il tuo Signore è il Generosissimo, Colui Che ha insegnato mediante il calamo, che ha insegnato all'uomo quello che non sapeva." Il Corano (96: 1-5) Il profeta tornò col cuore che gli batteva fortemente da Khadigia dicendo "Copritemi, copritemi!" Lo coprirono fino a quando la sua paura non svanì. Raccontò poi tutto alla moglie e le disse: "Ho creduto che fosse la mia fine!" Khadigia lo rasserenò dicendo: "Ma no! Allah non ti vorrà mai male: vuoi bene alla famiglia, ami i tuoi parenti, sei benevolo con i poveri, ospitale e generoso, assistente dei deboli e bisognosi." Khadigia condusse poi  Muhammad da Waraka Ibn Naufel Ibn Assad Ibn Abd Al Uzza, un suo cugino paterno, che nei tempi preislamici si era fatto cristiano. Faceva il copista e lo scriba trascrivendo il Vangelo in ebraico. Waraka era di età avanzata ed ormai cieco. "Cugino, gli disse Khadigia, ascolta quello che ti dirà tuo nipote!" "- O nipote, disse Waraka, di che si tratta?" Al racconto del Profeta Waraka gli disse: "Questo é il Confidente che prima Allah ha inviato a Mosè. Fossi ancora giovane. Mi piacerebbe tanto che fossi vivo quando i tuoi ti scacceranno."  Il Profeta gli fece: " Ma come, loro mi scacceranno?" Waraka gli disse" Sicuro; Tutti coloro che ebbero a portare un messaggio come il tuo, furono scacciati e perseguitati. Se a quell'ora sarò in vita ti aiuterò per quel che potrò." Purtroppo, Waraka morì poco dopo ed anche la rivelazione subì un arresto." (Sahih di Bukhari e di Muslim.)

 La sura riferita, segnò così l'inizio della sua profezia; poi Allah gli rivelò la sura in cui dice, esortandolo: "O tu che sei avvolto nel mantello, alzati e ammonisci, e il tuo Signore magnifica, e le tue vesti purifica, allontanati dall'abiezione." (Il Corano; 74: 1- 4) E questa fu la sura dell'inizio della sua missione e della sua predicazione.

 

Il Profeta rese pubblica la sua missione e cominciò a predicare presso i suoi concittadini di Mecca, ma incontrò un rifiuto netto. Infatti, il suo messaggio sembrava loro strano e si opponeva alla pratica dell'idolatria che allora era diffusa e radicata da tante generazioni. L'islam costituisce un modo di vita completo che non solo richiamava all'abbandono dell'idolatria e dell'adorazione delle statue ma che vietava anche altre attività come la fornicazione, l'usura, i giochi di azzardo, il vino, tutte attività che allora erano dimostrazioni di ricchezza e piaceri di gente agiata. L'islam predicava l'equità e la parità tra gli esseri umani chiarendo che l'unico criterio di differenza fra di loro è la loro pietà. In queste condizioni era ovvio che Quraisc, la tribù che si considerava il fior fiore degli arabi, non accettasse la predicazione di Muhammad che eguagliava tra i suoi membri, signori di signori e la gente comune, perfino gli schiavi. I quraisciti non si limitavano a rifiutare la predicazione di Muhammad, a respingere il suo messaggio ma gli si opposero fisicamente, maltrattandolo, schernendolo, deridendolo e accusandolo di menzogna, pazzia, stregoneria e altre calunnie che prima della rivelazione non potevano rivolgergli. Abdullah Ibn Massaud – Allah sia soddisfatto di lui- riferisce: "Un giorno il profeta pregava in piedi nella Kaaba, mentre gruppi di Quraisc se ne stavano distanti a guardarlo. Uno di loro si alzò e disse:" Guardate quello; non finisce di ostentare come prega! Nessuno di voi vorrà andare al mattatoio più vicino a portare interiora, sangue e membrane di feti e metterglieli addosso quando si prosterna?" Il più cattivo tra di loro si decise, si lanciò per portare quella puzza e appena il Profeta si prosternò, gli versò addosso tutto. Il Messaggero di Allah si mantenne immobile in quella posizione, mentre gli altri ridevano così forte che uno cozzava contro l'altro. Avvertita, sua figlia Fatima che allora era piccina, era accorsa a soccorrerlo; il Profeta si alzò dalla sua prostrazione solo quando lei lo liberò da quell'immondizia. Dopo di che, Fatima si rivolse a quelle bestie con tante invettive." ( Sahih di Bukhari.)

 

Munib Al Asdi dice: "Ho visto il Messaggero di Allah nell'età preislamica quando predicava gridando: "O gente! Dite "la ilaha illa Allah", vi salverete!" Chi gli sputava in faccia, chi gli gettava polvere sul viso, chi lo insultava senza ritegno, fino a mezzodì. Venne allora una ragazzina e gli presentò una gran coppa di acqua. Si lavò il viso e le mani e le disse: "Figliola, non temere per tuo padre nè indigenza, nè avvilimento." (Al Mujam Al Kabir, di Tabarani.)

 

Uruwa Ibn Zubeir dice: "Ho domandato ad Abdullah Ibn Omar Ibn Al Ass di dirmi la violenza più grave che i miscredenti hanno commesso contro il Profeta. Mi disse: "Mentre il Messaggero di Allah era in preghiera vicino alla Kaaba, lo assalì Ukba Ibn Abi Muiit, gli avvolse il vestito attorno al collo e (per soffocarlo), glielo strinse molto fortemente. Abu Bakr allora intervenne, pigliò Uruwa dal braccio e lo allontanò dicendo: "Uccidereste un uomo perchè dice "Il Mio Signore è Allah" e perchè ve ne porta le evidenti prove ?" ( Sahih di Bukhari) 

 

Tutte queste difficoltà non piegarono la volontà del Messaggero di Allah che continuò la sua predicazione. Esponeva la fede alle tribù che venivano a Mecca per il pellegrinaggio. Alcuni uomini di Yathrib - oggi meglio conosciuta con Madina Al Munauara – furono convinti e si impegnarono di proteggerlo e di sostenerlo se si trasferisse nella loro città. Mandò con loro un suo compagno Musa'ab Ibn Umair, ad apprendere loro i precetti e gli insegnamenti dell'islam. In seguito alle innumerevoli sofferenze, dolori e persecuzioni inflitti ai musulmani a Mecca dai loro fratelli, Allah gli permise di emigrare verso Medina (l'egira), che divenne così il punto di partenza della predicazione e la capitale dello Stato islamico.

 

Il Profeta si stabilì a Medina e insegnò ai suoi abitanti il Corano ed i precetti dell'islam x. I medinesi sono stati affascinati dalla sua nobiltà d'animo, dalle sue qualità e lo amarono più di loro stessi, facevano a gara per servirlo e sacrificavano tutto per l'islam e il Profeta. Vissero in una società spirituale piena di serenità e di felicità, in cui i rapporti di amore e di affetto tra tutti i membri erano molto stretti: tra  il ricco e il povero, il nobile e l'umile, il bianco e il nero, l'arabo e lo straniero non c'erano  differenze o disuguaglianza se non riguardo alla pietà. Un anno dopo il suo insediamento a Medina iniziarono gli scontri tra i musulmani e gli infedeli meccani in particolare di Quraisc che non vedevano di buon occhio l'espansione e la diffusione della fede islamica. La prima grande battaglia avvenne a Badr in cui le due parti erano disuguali dal punto di vista numerico e degli attrezzi;: i musulmani disponevano di trecentoquattordici combattenti, mentre gli infedeli ne dispiegavano mille. Allah fece che i musulmani vincessero e crescessero poi continuamente di numero. Gli scontri tra i fedeli e gli infedeli divennero in seguito più frequenti. Dopo otto anni il profeta riuscì a mettere in piedi un esercito di diecimila combattenti a capo del quali marciò su Mecca: La sua tribù fu sconfitta e tutti i nemici dell'islam che tanto avevano perseguitato i musulmani e li avevano fatto soffrire e scacciare, riconobbero la loro sconfitta. Quell'anno era stato chiamato l'anno della conquista di cui Allah dice nel santo Corano: "Quando verrà l’ausilio di Allah e la vittoria, e vedrai le genti entrare in massa nella religione di Allah, glorifica il tuo Signore lodandoLo e chiediGli perdono: in verità Egli è Colui che accetta il pentimento." (Il Corano 110: 1-3) Il profeta riunì i meccani sconfitti e disse loro: "Cosa pensate che faccia di voi?" Risposero: "Del bene, perchè sei un fratello generoso e figlio di un fratello generoso." Allora il Profeta riprese: "Andate, siete liberi!" (Al Baihaki) Questo nobilissimo atto di clemenza divenne il motivo per moltissimi di loro di abbracciare l'islam. Il Profeta tornò a Medina e dopo un breve periodo decise di andare in pellegrinaggio a Mecca. Si diresse verso la città santa a capo di centoquattordicimila musulmani. Era l'unico pellegrinaggio che compì ed è conosciuto come il pellegrinaggio dell'addio. Infatti, per la vicinanza della sua morte, era come un addio che il profeta faceva a tutti i musulmani.

 

Dopo aver reso grazia ad Allah, Il Messaggero di Allah disse rivolgendosi ai presenti: "O musulmani! Ascoltatemi attentamente perchè non sono certo di essere con voi l'anno prossimo! Ascoltatemi con la più grande attenzione e trasmettete il mio messaggio a quelli che non sono potuti essere presenti oggi. Musulmani! Allo stesso modo con cui voi considerate questo mese, questo giorno e questa città sacri, vi invito a considerare la vita e i beni dei musulmani sacri. Restituite i depositi affidativi ai loro legittimi proprietari. Non offendete nessuno affinchè nessuno vi offenda. Ricordatevi che avrete veramente ad incontrare il vostro Signore e Lui apprezzerà in modo infallibile tutte le vostre opere. Allah vi ha vietato nelle vostre transazioni di prelevare interessi. Allora d'ora innanzi, ogni interesse ed usura sono vietati. Però il capitale vi appartiene e vi torna di diritto. Non dovete nè praticare nè subire iniquità nelle vostre transazioni finanziarie. Non vi fidate di Satana, se volete proteggere la vostra fede. Ha perduto ogni speranza di indurvi, attraverso le grandi opere, fuori dal retto cammino. Siate attenti a non lasciarvi influenzare da lui nelle più piccole opere.

 

O Musulmani! É vero che avete dei diritti nei confronti delle vostre mogli, ma sappiate che esse pure hanno dei diritti su di voi. Non dimenticate che le avete sposate solo nella fede in Allah e con il Suo permesso. Se esse rispettano i vostri diritti, allora hanno diritto di essere nutrite e vestite con generosità. Trattate le vostre donne con bontà e gentilezza perchè sono le vostre pari e devote assistenti. Certo è un vostro diritto che esse stiano attente alla loro castità e non prendano per amiche intime quelle di cui voi non volete.

 

O musulmani! Ascoltatemi seriamente: adorate Allah, eseguite le vostre cinque preghiere quotidiane, osservate il digiuno del mese di Ramadan, fate l'elemosina ed eseguite il pellegrinaggio se ne avete i mezzi. Tutti gli uomini provengono da Adamo ed Adamo è stato creato dalla terra. Non c'è nessuna superiorità di un Arabo su un non Arabo, di un Bianco su un Nero o di un Nero su un Bianco, se non fosse riguardo alla pietà. Ritenete che i musulmani senza nessuna distinzione, sono tutti fratelli e formano una sola ed unica comunità. Nessuna proprietà appartenente ad un musulmano dovrebbe essere legittima ad un altro musulmano, a meno che non gli sia stata ceduta volontariamente e liberamente. Non siate quindi ingiusti nei confronti di voi stessi.

 

Ricordatevi che un giorno dovrete comparire davanti ad Allah per rispondere dei vostri atti. Quindi attenzione. Non uscite dal cammino della giustizia dopo la mia partenza. O uomini! Nessun profeta o messaggero verrà dopo di me e nessuna nuova fede nascerà. Riflettete bene, o uomini, capirete il messaggio che vi trasmetto. Vi lascio due cose che vi permetteranno di non smarrirvi mai, se le seguite: il Libro di Allah (il Corano) e la mia Sunna. Che coloro che mi ascoltano trasmettano il mio messaggio agli altri e che quegli altri lo trasmettano ad altri ancora! Può darsi che gli ultimi ad ascoltare il mio messaggio lo capiscano meglio di coloro che lo hanno ascoltato direttamente! Sìi O Allah, testimone!, che ho trasmesso il Tuo messaggio al Tuo popolo.""

 

Il Profeta morì a Medina Al Munawara il lunedì dodici del mese di Rabi Althani del l'anno 11° (undicesimo) dell'Egira, ed ivi fu sepolto. I musulmani sono stati sorpresi dalla sua morte al punto che alcuni suoi compagni non credettero nella sua morte. Infatti, a titolo di esempio Umar Al Khattab, - Allah sia sodisfatto di lui- un suo compagno di lunga data, ebbe a dire incredulo: "Chi dirà che Muhammad è morto lo decapiterò." Abu Bakr allora si alzò e recitò dal Corano: "Muhammad non è altro che un messaggero, altri ne vennero prima di lui; se morisse o se fosse ucciso, ritornereste sui vostri passi ? Chi ritornerà sui suoi passi, non danneggerà Allah in nulla e, ben presto, Allah compenserà i riconoscenti." (Il Corano; 3: 144) Appena sentiti questi versetti, Umar che venerava e rispettava più di ogni altro la parola di Allah, si rassegnò al fatto e riprese la sua calma.

 

Il Profeta aveva sessantre anni quando morì; trascorse quarant'anni a Mecca prima della sua profezia. Dopo la rivelazione vi rimase tredici anni a predicare l'unicità di Allah per poi emigrare a Medina dove visse per dieci anni durante i quali, ricevette ininterrottamente la rivelazione completa del Corano e perfezionò le leggi ed i principi dell'islam.

 

In un suo libro [5], il dottore e storico francese G. Lebon scrive: "Se la grandezza degli uomini si misurasse dalla grandezza delle loro opere, Muhammad sarebbe da considerare tra i più grandi che la storia abbia mai conosciuto. I pensatori dell'occidente hanno cominciato a rivalutare imparzialmente Muhammad, benchè il fanatismo religioso avesse accecato per tanto tempo tantissimi storici ed avesse impedito che riconoscessero i suoi meriti." 

 

Il celebre drammaturgo e critico George Bernard Show (1856-1950), scrive riguardo a Muhammad [6]: "Ho sempre avuto molto rispetto per la religione di Muhammad, per il  fatto della sua eccellente vitalità. É l'unica religione che sembra possedere questa capacità di adattamento alle diverse fasi dell'evoluzione di un mondo in pieno mutamento e che si impone a tutte le età. Posso predire che la religione di Muhammad che oggi comincia ad essere accettata in Europa sarà domani più che mai viva.Gli ecclesiastici del periodo feudale, sia per ignoranza o per fanatismo, avevano dipinto il Muhammadismo con i colori più cupi. In realtà erano formati all'odio tanto della persona di Muhammad quanto della sua religione. Secondo loro, Muhammad era un anticristo. Ho studiato questo uomo meraviglioso e, a mio parere, lungi dall'essere un anticristo, egli si presenta piuttosto come il Salvatore dell'umanità." 

 

 

 

 

Ritratto del profeta

 

Il profeta era alto più della media ma, curiosamente, negli assembramenti, appariva più grande di quelli che, nella realtà, erano più alti di lui.

Era quadrato a livello dei gomiti, con i capelli neri che leggermente ricciuti, gli ricadevano lungo i lobi degli orecchi, fino alle larghe spalle. Aveva il viso splendente e quando sudava sembrava ornato di perle.

 Il Profeta era bianco di pelle, di un bianco grazioso, argenteo. Era di un fisico imponente: le spalle larghe, delle lunghe membra forti, un ventre e un petto in armonia. Aveva una folta barba nera, una fronte pronunciata, pupille larghe e nere, ciglia lunghe ed abbondanti e un naso leggermente aquilino e ben fatto.

 Jaber Ibn Sumra- Allah sia soddisfatto di lui- riferisce che il Profeta aveva un viso"come il sole e la luna ed era rotondo", la bocca piena e gli occhi grandi; aveva le mani larghe e non era nè corpulento, nè scarno.

Anas Ibn Malek dice: "Non ho mai toccato una seta più delicata delle mani del Profeta, nè odorato un profumo di muscato migliore di quello che aveva." (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.)

Ali, suo cugino- Allah sia soddisfatto di lui – dice: "Era l'ultimo dei Profeti, uomo dal cuore più generoso di tutti; aveva il migliore dei caratteri: era il più sincero e il più socievole. Chiunque lo vedesse, anche a caso, si alzava in segno di rispetto e chiunque gli tenesse compagnia e lo conoscesse, ne era affascinato." (Sahih di Bukhari.)  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcune qualità morali del Profeta

 

1 - Perfezione di mente e d'intelletto. Il Messaggero di Allah era di una intelligenza perfetta. Possedeva una mente e una maturità di spirito che forse mai un essere umano ha avuto. Kadi Yadh [7] dice di lui: "La grandeza del suo spirito è chiara per ogni ricercatore o chiunque studiasse il suo modo di vita. La sua eloquenza piena di buon senso, il suo comportamento esemplare, il suo carattere morale, il suo discorso pieno di saggezza, la sua conoscenza della Tora, del Vangelo e degli altri libri sacri, la sua conoscenza e messa a profitto dei giudizi dei saggi, della storia dei popoli antichi, delle parabole, della politica, delle legislazioni e dei buoni costumi.... Ha stabilito ed ispirato le migliori virtù ed il miglior carattere morale. Era per il suo popolo un modello in tutti i campi della conoscenza, in materia di adorazione, di medicina, di successione, di genealogia, ecc..Tutte quelle conoscenze non provenivano nè da un qualunque studio nè da una frequentazione di scienziati nella materia, ed ancor meno da una qualunque lettura dei libri anteriori. Il Profeta non ebbe mai a seguire una educazione convenzionale. Non sapeva leggere nè scrivere e non disponeva di nessuna conoscenza in queste materie, fino a quando Allah Altissimo non illuminò il suo cuore, non gli tracciò la retta via e non ne fece il Suo Messaggero. Il Profeta era intelligente al punto più alto che potesse permetterlo la natura umana. Allah gli aveva prodigato insegnamenti e conoscenze nei campi delle scienze del passato, del presente e del futuro. Ecco una delle manifestazioni dell'onnipotenza, della grandezza di Allah Altissimo."

 

2Operare per amore di Allah. Il Profeta era il più grande dei resistenti e pazienti per amore di Allah. Ha subito tutte le esazioni e tutte le umiliazioni e sopportava pazientemente tutte le difficoltà per diffondere l'islam, nella speranza di essere ricompensato da Allah. Abdullah Ibn Massud – Allah sia soddisfatto di lui- dice: "Mi sembra di vedere ancora il Messaggero di Allah che stava raccontando di un Profeta che colpito dal suo popolo, si ripulì il viso insanguinato e disse: "O Allah, perdona al mio popolo che non sa niente."" ( Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.)

 

Giundub Ibn Sufien - Allah sia soddisfatto di lui - dice del Profeta: "Nel corso di una delle battaglie, fu colpito e un suo dito ferito, gli sanguinava; si rivolse al dito dicendo: "Sei solo un dito insanguinato, ferito sul sentiero di Allah."" (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.) 

 

3Lealtà e sincerità. Il profeta era sincero e leale in tutti gli aspetti della sua vita e in tutti i suoi rapporti con Allah e con gli altri, come gli prescriveva Allah: "Di':«In verità la mia orazione e il mio rito, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah Signore dei mondi. Non ha associati. Questo mi è stato comandato e sono il primo a sottomettermi.» (Il Corano;  6: 162-163.)

 

4 - Un modello per carattere e comportamento. Sua moglie Aiscia - Allah sia sofddisfatto di lei- dice del comportamento del Profeta: "Il suo comportamento era il Corano", vale a dire che il Profeta rispettava i comandamenti del Corano e metteva in pratica tutte le sue prescrizioni." Lui stesso d'altronde dice: "Allah mi ha mandato per perfezionare le migliori qualità morali." Allah lo descrive in questi termini: "e in verità di un'immensa grandezza è il tuo carattere."  (Il Corano; 68: 4)

Anas Ibn Malek – Allah sia soddisfatto di lui - che ha servito il profeta per dieci anni, di notte come di giorno e lo accompagnò in tutti i suoi spostamenti dice: "Il Profeta non ha mai detto ingiurie, nè pronunciò parole sconvenienti o maledizioni. Quando voleva esprimere un rimprovero ad uno di noi diceva: "Che cos' ha dunque...?"" (Sahih di Bukhari.)

 

5Cortesia, educazione. Sahl Ibn Saad – Allah sia soddisfatto di lui- dice "Si portò un giorno da bere al Profeta; quando finì si voltò al giovane sedutogli a destra e gli disse: "Mi permetti che dia da bere prima a quelli a sinistra?" Il giovane gli fece: "Messaggerro di Allah, dopo di te, non lascerò la mia parte a nessuno." Sahl dice: Allora il Profeta gli diede in mano l'utensile." ( Sahih di Bukhari e di Muslim.) 

 

6Riconciliare, pacificare. Ad ogni situazione od episodio di discordia, il Profeta accorreva per risolvere i problemi e pacificare gli animi. Sahl Ibn Saad – Allah sia soddisfatto di lui- dice: Un giorno molti uomini di Kuba litigarono al punto che si gettarono pietre fra di loro. La notizia arrivò al Profeta che disse: " Presto, andiamo a ristabilire la pace tra di loro."  (Sahih di Bukhari.) 

 

7Prescrivere il bene e vietare il male. Quando il Profeta notava un atto contrario ai precetti islamici, non esitava a rimproverarne l'autore in modo conveniente. Abdullah Ibn Abbas riferisce che un giorno, il Profeta vide un uomo che portava un anello in oro al dito. Gli si avvicinò, glielo tolse e lo gettò dicendo: "Uno di voi si mette al dito un carbone ardente." Si suggerì poi all'uomo di riprendere da terra il suo anello per cavarne qualche utile; quell'uomo rispose: "Per Allah, non prenderò mai quello che il Profeta ha gettato." (Sahih di Muslim)

Abu Said Al Khudri dice che aveva udito il Profeta dire: "Ognuno di voi cambi ogni cattiva opera che incontra con le mani. Se non ne è capace la cambi con la lingua. Se non lo può, lo faccia con il cuore."  

 

8Pulirsi e purificarsi. Al Muhajir Ibn Konfuda  - Allah sia soddisfatto di lui- riferisce di aver incontrato una volta il Profeta mentre questi urinava; lo salutò ma il profeta non rispose finchè non ebbe finito di fare le abluzioni. Si scusò poi e gli disse: "Non volevo fare il nome di Allah se non dopo essermi pulito e purificato." (Abu Daud)

 

9Controllo della propria lingua. Abdullah Ibn Abi Aufa dice: "Il Messaggero di Allah era di coloro che invocavano molto Allah, invece di passare le ore a  chiacchierare; allungava le preghiere ed abbreviava i sermoni. Non disdegnava dedicarsi ai bisognosi, ai poveri e alle vedove." ( Sahih di Ibn Hibban)  

 

10Devozione infinita. Aiscia-Allah sia soddisfatto di lei – riferisce che il Messaggero di Allah rimaneva così a lungo in piedi a pregare la sera, che i piedi gli dolevano. Gli disse: "Perchè fai così, mentre sai che Allah ti ha perdonato i peccati passati e futuri?" Le rispose:" Ora non posso essere un servo riconoscente?" ( Sahih di Bukhari.) 

 

11Indulgenza. Abu Huraira - Allah sia soddisfatto di lui-dice: Alcuni compagni del Profeta vennero un giorno a lamentarsi della tribù dei Daus i cui membri e capi rifiutavano di convertirsi all'islam. Gli domandarono di invocare contro questa tribù l'ira di Allah. Il Profeta si accontentò di rivolgersi ad Allah dicendo: "O Allah, conduci i Daussiti alla retta via e portali all'islam!" ( Sahih di Bukhari.) 

 

12 - Eleganza fisica. Da quello che riferiscono i suoi compagni, il Profeta era elegante e di una grande bellezza. Uno di loro dice: "Il profeta era di media altezza. Aveva larghe spalle. I capelli gli giungevano al lobo degli orecchi. Un giorno l'ho visto vestito di una tunica rossa. Non ho mai incontrato una bellezza simile." (Sahih di Bukhari.) 

 

13 - Ascetismo. Il Profeta non aveva nessun interesse per i piaceri del mondo e gli esempi che  illustrano questo dato sono innumerevoli.

Amr Ibn Al Harith riferisce che "il Profeta non ha lasciato dopo la morte, nè oro, nè denaro, nè schiavo. Ha lasciato solo la sua mula bianca, le sue armi e un pezzo di terreno che aveva offerto in carità."  ( Sahih di Bukhari.)

 

14Altruismo. Sahl Ibn Saad – Allah sia soddisfatto di lui - riferisce: "Una donna venne e fece dono al Profeta di una borda; domandò ai suoi compagni: sapete che cos'è una borda? Gli dissero: Sì, è una stoffa ricamata sull'orlo. La donna precisò: "Messaggero di Allah, l'ho tessuta con le mie mani e te l'offro perchè tu la porti come vestito." Il Profeta la accettò anche perchè ne aveva bisogno. La portò e venne a ritrovare i suoi compagni. Uno che era là tra i presenti, esclamò: - "O Messaggero di Allah, dammi questa borda!" -"Bene", gli rispose il Profeta. Quando tutti partirono, il Profeta se la tolse, la piegò e la mandò a quell'uomo.

 

"- Non è bene quello hai fatto, gli dissero. Hai chiesto quel vestito al Profeta ben  sapendo che lui non rifiuta nulla a nessuno."

"- Per Allah, giurò quell'uomo: gli ho chiesto quel vestito solo perchè mi serva da lenzuolo funebre, il giorno della mia morte."

Infatti, dice Sahl, quella borda gli servì da kafan, lenzuolo funebre." (Sahih di Bukhari.) 

 

15Fede salda e fiducia infinita in Allah. Il Profeta e Abu Bakr Essedik in fuga da Mecca, avevano guerrieri di infedeli che li rincorrevano. Si rifugiarono in una grotta e tra loro e gli infedeli rimaneva pen poco spazio: Abu Bakr Essedik –Allah sia soddisfatto di lui- riferisce: "Guardai i piedi degli infedeli sopra le nostre teste mentre eravamo nella grotta e dissi: "Messaggero di Allah! Se uno di loro guardasse ai suoi piedi, ci troverebbe." Il Profeta disse: "Abu Bakr, che pensi di due con al loro fianco Allah?" (Sahih di Bukhari e Muslim.)

 

16Tenerezza e compassione. Abu Katada dice:" Una volta il Messaggero di Allah è venuto a svolgere la preghiera con sulle spalle una bambina di nome Umama, figlia di Abi Al Ass. Quando si prostrava la deponeva e quando si alzava la riprendeva."     (Sahih di Bukhari e di Muslim.)

 

17Semplicità e agevolezza. Anas Ibn Malek – Allah sia soddisfatto di lui- riferisce: "Il Messaggero di Allah disse: "A volte inizio la preghiera con l'intenzione di farla lunga. Ma quando sento piangere un bambino la accorcio, perchè so quanto soffre una madre quando sente piangere la sua creatura."" ( Sahih di Bukhari e di Muslim)

 

18 - Timore di Allah e devozione. Abu Huraira riferisce che il Profeta disse: "Tornando a casa, trovo a volte un dattero sul mio letto. Sto lì per mangiarlo, quando cambio decisione, per timore che sia una zakat; così lo rimetto dov'era." (Sahih di Bukhari e Muslim.) 

 

19Spendere senza contare, per ottenere la grazia di Allah. Anas Ibn Malek dice del Profeta: "Mai uno domandò al Profeta a nome dell'islam, e non glielo diede. Una volta un uomo gli venne e il profeta gli diede un gregge di montoni così grande che si stendeva tra due montagne. L'uomo tornò ai suoi gridando: "O gente, convertitevi all'islam! Muhammad dona senza guardare, senza temere la povertà."" (Sahih di Muslim) 

 

20 - Aiutarsi a vicenda. Aiscia- Allah sia soddisfatto di lei – interrogata su quello che il Messaggero di Allah faceva a casa, rispose: " Partecipava ai lavori domestici come tutti gli altri membri della famiglia e quando si avvicinava l'ora della preghiera, si fermava ed usciva."

 Al Bara Ibn Azeb – Allah sia soddisfatto di lui- disse: "Il giorno della battaglia delle Trincee, vidi il Messaggero di Allah trasportare della terra cosicchè la polvere gli ricopriva tutto il pelo del petto. Trasportava la terra e ripeteva ad alta voce, alcuni versi pietosi di Abdullah Ibn Rawaha." ( Sahih di Bukhari  e Sahih di Muslim.)

 

21 - Sincerità e verità. Aiscia – Allah sia soddisfatto di lei- riferisce :"Nulla era  detestato presso il Profeta più della menzogna. Non perdonava mai una bugia finquando il suo autore non se ne fosse pentito." Perfino i suoi nemici hanno dovuto riconoscere la sua sincerità e il suo culto della verità. Abu Jahl, uno degli acerrimi nemici del Messaggero di Allah gli disse un giorno: "O Muhammad, non dico che tu sia bugiardo, ma rinnego quello che hai portato e a cui tu chiami la gente." Allah Altissimo gli rivelò allora i versetti: "Sappiamo bene che quello che dicono ti addolora, ma non è certamente te che smentiscono: gli ingiusti negano i segni di Allah." ( Il Corano ; 6: 33) 

 

22 - Rispetto dei divieti di Allah e scelta delle vie più semplici. Aiscia – Allah sia soddisfatto di lei- disse: Ogni volta che Il Profeta di Allah aveva la scelta, egli preferiva la via più semplice a patto che non portasse ad alcun peccato. Se questa via dovesse condurre al peccato, la evitava più di chiunque altro. Mai il Profeta si vendicò di una offesa commessa nei suoi confronti in persona. Però, ogni volta che Allah Altissimo era offeso, ne traeva vendetta a nome del Signore." (Sahih di Bukhari) 

 

23 - Un viso raggiante. Abdullah Ibn Al Harith disse: "Non ho mai visto uno più sorridente del Messagero di Allah." (Tirmidhi)

 

24 - Onestà, lealtà ed affidabilità. Il profeta era conosciuto così onesto e leale che anche i pagani di Mecca che gli erano apertamente ostili, gli davano in affidamento i loro beni e depositi. Questa onestà e lealtà divennero più chiare quando lui e tutti i suoi compagni musulmani sono stati perseguitati, torturati e scacciati dalle loro case o costretti ad emigrare a Medina. Malgrado la difficoltà della situazione, il Messaggero di Allah affidò al nipote Ali Ibn Abi Talib l'incarico di ritardare di tre giorni, la data della sua emigrazione al fine di restituire ai loro proprietari i depositi e consegne rimasti in suo possesso.

 

Altro esempio della lealtà del Messaggero di Allah e della sua fedeltà agli impegni sottoscritti.: il rispetto della clausola dell'accordo di tregua di Al Hudeibya, tra il Profeta ed i Quraisciti. Colui tra i quraisciti che sarebbe venuto a trovare Muhammad doveva essere rimesso ai suoi, ma colui tra i musulmani che sarebbe andato a ritrovare i quraisciti, non doveva essere rimesso a Muhammad. Quando il Profeta arrivò a Medina, Abu Jandal Ibn Suhail Ibn Amr riuscì ad evadere dalla prigione di Mecca e raggiunse i musulmani a Medina. Gli infedeli mandarono allora una delegazione al Profeta per chiedergli di onorare i suoi impegni restituendo loro il fuggiasco.

 

Il messaggero di Allah disse ad Abu Jandal: "Sii paziente e spera nella ricompensa di Allah! Allah ti permetterà e agli altri con te, una salvezza e una via di uscita. Abbiamo firmato un accordo e siamo impegnati a rispettarlo." Abu Jandal è stato restituito. (Imam Ahmad) 

 

25Coraggio. Ali – Allah sia soddisfatto di lui- dice: " Bisognava vedere Il profeta durante la battaglia di Badr. Trovavamo rifugio e protezione presso al Messaggero di Allah. Tra tutti noi, era il più vicino al nemico. Era quel giorno il più forte di tutti noi." (Imam Ahmad) 

 

Riguardo al coraggio del Profeta in tempo di pace, Anas Ibn Malek –Allah sia soddisfatto di lui- riferisce: "Il Profeta era il migliore e il più coraggioso degli uomini. Una notte, la popolazione di Medina è stata messa all'erta da un rumore sospetto, che ruppe la sua tranquillità. Molti si sono mossi in direzione della provenienza del rumore; ma incontrarono il Profeta che a cavallo tornava già con notizie rassicuranti. Armatosi di una spada sospesa al collo, era a dorso di un cavallo di Abu Talha e ripeteva a tutti: " Non aver paura, non aver paura!" (Sahih di Bukhari.)

 

Se il Profeta si era mosso a cavallo era perchè la situazione richiedeva una reazione rapida; aveva preso la spada per prudenza e per usarla in caso di necessaria difesa o di combattimento. Senza aspettare gli altri, si era mosso da solo per accertarsi della situazione, sul posto.

 

Nella battaglia di Uhud Il Profeta consultò i suoi compagni che gli consigliarono tutti di muovere battaglia; e benchè lui fosse di un altro parere, acconsentì al loro consiglio. Quando seppero che il Profeta preferiva una alternativa, si rammaricarono.   Vennero a trovarlo e chiedergli di decidere. Rispose: "Non è degno di un Profeta mettersi  l'armatura e depositarla senza avere combattuto." (Imam Ahmed.) 

 

26 – Magnanimità. Ibn Abbas – Allah sia soddisfatto di lui- dice: "Il Profeta era l'uomo più generoso. La sua generosità era ancora più grande durante il mese di Ramadan, in seguito ai suoi colloqui con l'Angelo Gabriele che lo veniva a trovare tutte le sere per recitare il Corano. Allora il Profeta era più generoso della brezza portatrice di pioggia, benedetta da Allah."

 

Abu Dharr – Allah sia soddisfatto di lui- dice: "Il Profeta ed io passeggiavamo nella località di Harrah vicino a Medina, quando scorgemmo il monte Uhud. Il Profeta mi disse: Abu Dharr! Gli risposi Ti ascolto o Messaggero di Allah. Mi fece: Non sarei tranquillo se avessi una quantità d'oro equivalente a questa montagna e non la spendessi in nome di Allah in tre notti, anzi una sola notte. Ne lascerei solo una piccola parte, per venire in aiuto agli indebitati." ( Sahih di Bukhari)

Jabir Ibn Abdullah riferisce: "Nessuno chiese mai al Profeta una cosa e se la sentì rifiutare." ( Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.)

 

27 - Decenza; pudore. Abu Said Al Khudri –Allah sia soddisfatto di lui- dice: "Il Profeta era più pudico di una vergine nel suo velo; dal suo viso riconoscevamo quello che non gli piaceva vedere." ( Sahih di Bukhari e Muslim ) 

 

28 - Modestia; umiltà. Il Messaggero di Allah era tra i più modesti. Non si riusciva a distinguerlo tra i suoi compagni, quando si ritrovavano tutti in moschea. Anas Ibn Malek dice: "Eravamo seduti in moschea con il Profeta, quando un uomo giunse su un cammello. Fece genuflettere la bestia nella spianata della moschea, entrò e ci domandò: "Chi di voi è Muhammad?" Il Profeta era allora ginocchioni, tra di noi. Rispondemmo: "É quell'uomo dal viso bianco, ginocchioni." Il Profera non si distingueva proprio dal resto dei compagni.

 

Il Profeta non esitava a venire in aiuto ai deboli, ai bisognosi, alle vedove... Anas riferisce che una donna di Medina, malata di mente si era un giorno avvicinata al profeta e gli disse: "O Messaggero di Allah, ho bisogno del tuo aiuto." Il Profeta le disse: "Um Tale, scegliti una via in cui ti posso raggiungere." La raggiunse, ed eseguì  il favore che gli chiedeva." ( Sahih di Muslim.) 

 

29 - Compassione; umiltà. Abu Massaud Al Ansari riferisce: "Un giorno, un uomo venne a dire al Profeta: "O messaggero di Allah, credo che dovrò astenermi dalla preghiera del mattino a causa del tale che la fa allungare più del solito." Mai, in nessuna delle sue ammonizioni, ho visto il Profeta arrabbiarsi in cosiffatta maniera. Disse gridando: "Allora, c'è tra di voi chi vuole far fuggire i fedeli! Chiunque fosse a dirigere la preghiera dei fedeli, dovrà farla breve; perchè tra i fedeli ci sono delle  persone deboli, anziane o che hanno troppa fretta." ( Sahih di Bukhari) 

 

Ussama Ibn Zaid dice: "Eravamo a casa del Profeta quando gli venne un messaggero da una delle sue figlie che lo invitava a venir vedere un figlio morente. Il Profeta disse al messaggero: "Torna e dille che ad Allah tutto e tutti fanno ritorno e che tutti hanno il loro destino prescritto presso l'Eccelso; dille di aver pazienza e di sperare nella ricompensa dell'Altissimo." La figlia gli rimandò il messaggero che riferì che lei aveva giurato perchè il padre venisse. Il profeta si alzò e si avviarono con lui Saad Ibn Abada e Maadh Ibn Jabal. Gli misero in braccio il bambino che aveva già il respiro grosso; il Profeta non trattenne le sue lacrime al punto che Saad gli fece:   "Messaggero di Allah, che è ?" Gli rispose: "Questa è misericordia che Allah ha messo nel cuore dei suoi servi; Allah dona misericordia ai misericordiosi tra i suoi servi." (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.)   

 

30 - Longanimità, magnanimità. Anas Ibn Malek riferisce: "Andavo in compagnia del profeta che allora portava un mantello di Nejrane dall'orlo spessissimmo. Un beduino gli si avvicinò e tirò così fortemente sull'orlo del mantello che gli lasciò visibilissima una traccia sul collo. "Dammi una parte del bene di Allah a tua disposizione", gli disse quel beduino. Il Profeta gli volse il viso e si mise a ridere; poi ordinò che gli dessero  qualche cosa."  (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.)

Una ulteriore illustrazione della longanimità e magnanimità del Profeta, l'hadith dell'erudita ebreo Zaid Ibn Saana, presso cui il Profeta contrattò un debito: "Due o tre giorni prima della scadenza registrata nel contratto, il Profeta uscì per la preghiera funebre a favore di uno dei suoi Ausiliari (Ansar), in compagnia di Abu Bakr, Umar, Usman e parecchi altri. Finita la preghiera funebre, il Profeta si sedette accanto ad un muro. Lo presi allora dal vestito, lo guardai fisso con violenza e gli dissi: "Muhammad, non mi restituisci quel che mi devi? I figli di Abd Al Muttalib non ci hanno abituato a mancare ai loro impegni e alle loro scadenze. Li ho tanto frequentati e sperimentati!" Fatto questo discorso vidi i due occhi di Umar Ibn Al Khattab uscire quasi dalle loro orbite, sotto l'effetto della collera; mi guardò di sbieco e disse: "Nemico di Allah, è in questo modo che tu ti rivolgi al Messaggero di Allah? Giuro su Colui che lo ha mandato con la Verità, che se non fosse per il timore di non entrare in Paradiso, ti avrei tagliato il collo con questa spada." Nel mentre il Profeta guardava Umar con calma e serenità, poi gli disse: "In verità Umar, avevamo bisogno più di acquietamento da parte tua che di una reazione simile: avevamo bisogno che tu dicessi ad ognuno di rispettare il proprio impegno nei confronti dell'altro. Ora va' con lui e restituiscigli il dovuto dandogli in aggiunta, venti saa in compenso della paura che in lui hai suscitato." Umar mi condusse, mi rimborsò il dovuto e mi diede venti saa di datteri secchi. Allora gli dissi: "Perchè questa aggiunta?" Mi rispose: – "É il Messaggero di Allah che mi ha ordinato di dartelo, in compenso alla paura che ho suscitato in te." Gli domandai: "Umar, mi conosci?" – "No, disse, chi sei?" Gli dissi : "Io sono Zaid Ibn Saana." – "L'erudito? Fece Umar."-  "Sì, l'erudito." – "Che ti ha  indotto a comportarti così con il Profeta?" Risposi: -"O Umar; ho riconosciuto tutti i segni della profezia sul viso del Messaggero di Allah quando l'ho osservato, eccetti due che non ho potuto verificare: la sua pazienza lo allontana da ogni atto stupido e ogni stupidità diretta contro di lui, accresce solo la sua pazienza. Ho verificato questi due segni e ti prendo come testimone, O Umar, che sono convinto ed esprimo che Allah è il Signore, che l'Islam è ormai la mia religione e che Muhammad è il Profeta di Allah. Ti prendo a testimone anche che darò la metà dei miei beni in elemosina alla comunità di Muhammad." Umar rettificò: "Piuttosto ad una parte di loro, perchè non puoi soddisfarli tutti." Ripresi quindi: - "Ad una parte di loro."

 

I due tornarono a trovare il Messaggero di Allah e Zaid disse: "Testimonio che non vi è altro dio degno di adorazione al di fuori di Allah e che Muhammad è il Suo servitore e Messaggero." Zaid abbracciò e restò fedele all''islam, prese parte a molte battaglie tra cui quella di Tabuk nella quale il nemico ebbe ragione della sua vita.- Allah sia misericordioso con Zaid!" (Ibn Habban.)

 

L'episodio dell'entrata del Profeta vittorioso in Mecca, può servire come perfetta illustrazione della sua longanimità. Raggruppò tutti i meccani che hanno prima tanto perseguitato e torturato i musulmani,  fino ad obbligarli ad emigrare a Medina. Disse loro: "Cosa pensate che debba fare di voi?" Risposero: "Del bene: perchè sei un fratello generoso e figlio di un fratello generoso." Allora disse loro: "Siete liberi."

 

31Pazienza. Il messaggero di Allah era un esempio per pazienza: prima della rivelazione, era paziente di fronte a quello che la gente della sua tribù commetteva come malvagità e adorava come idoli e statue. Dopo la proclamazione della sua missione era paziente per tutte le esazioni, le derisioni e malvagità che gli infedeli di Mecca gli facevano subire e per tutte le ipocrisie che parecchi medinesi covavano nei suoi confronti.

 

Era un esempio di pazienza e di resitenza nelle molteplici occasioni di morte dei suoi cari,: gli era morta Khadigia, gli sono morti tutti figli, tranne Fatima, gli sono morti lo zio Abu Talib e lo zio Hamza- Allah sia soddisfatto di tutti loro- ed era sempre saldo e sereno, fiducioso nel compenso di Allah. Anas Ibn Malek dice: "Entrammo con il Messaggero di Allah da Abu Saif, il falegname che era il padre nutritivo di suo figlio Ibrahim (la moglie di Abu Saif allattava Ibrahim, figlio del Profeta). Il Profeta prese Ibrahim in braccio, lo fiutò e lo baciò. Entrammo poi quando Ibrahim spirava e trovammo che il Profeta piangeva. Gli disse Abdurrahmane Ibn Auf: "Piangi anche tu, Messaggero di Allah?!" Gli disse: "O Ibn Auf, è la compassione." Il pianto diventandogli più grosso aggiunse: "Gli occhi lagrimano e il cuore si rattrista e   diciamo solo quello piace ad Allah; eppure la tua partenza caro Ibrahim, tanto ci addolora." ( Sahih di Bukhari.)

 

32 - Giustizia ed equità. Il Messaggero di Allah era equo e giusto in tutto quello che faceva e nell'applicazione della sciaria. Aiscia- che Allah sia soddisfatto di lei- riferisce che i quraisciti si sono molto preoccupati del caso di una nobile meccana che un giorno, ha commesso un furto. Si chiedevano chi potesse intercedere presso il Profeta in suo favore e non trovarono altro che Ussama Ibn Zaid, che allora, era  molto caro al Profeta. Ussama gliene parlò, ma il Messaggero di Allah gli fece: "Come vuoi infrangere uno dei principi dettati da Allah?" Poi balzando in piedi, si rivolse ai presenti dicendo: "Quello che ha provocato lo smarrimento dei vostri avi è l'impunità che facilmente concedevano ai potenti mentre si accanivano a punire il ladro se è povero o misero. Giuro su Allah, che fosse anche Fatima, figlia del Profeta se commettesse un furto, le taglierei la mano." (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.)

 

Il Profeta era equo anche quando doveva pagare di persona: Assyad Ibn Khudeir era un uomo pio, faceto e di piacevole presenza. Un giorno, seduto vicino al Profeta dilettava con alcuni suoi racconti piacevoli, i presenti. Per scherzo, il Profeta lo punse al fianco con un bastoncino. Ussama gli disse: "Mi hai fatto male." Il Profeta rispose: "Allora vendicati!" Ussama gli fece: "Tu hai una tunica, io non ce l'ho." Il Profeta  sollevò allora un po' la sua tunica; Ussama si buttò ad abbracciarlo e a baciargli il fianco dicendo: "O Profeta, era questo che volevo." (Abu Daud) 

 

33 - Il timore e il rispetto di Allah. Il Messaggero di Allah era l'uomo più timorato da Allah e più rispettoso di Allah. Abdullah Ibn Mass'ud dice: "Il Profeta un giorno mi disse: "Recitami del Corano!" Gli risposi: "Recitarlo a te, mentre è a te che è stato rivelato?" Mi disse: " Proprio così!" Recitai sura di An-Nissa, fino a: "E che avverrà, quando susciteremo un testimone in ogni comunità e ti chiameremo a testimone contro di loro?"(Il Corano;4:41) Il Profeta mi disse: "Ora fermati!" Volgendomi, vidi che piangeva."  ( Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.)

 

Aiscia, - Allah sia soddisfatto di lei- disse: quando il Profeta vedeva una nuvola piovosa in cielo si agitava, andava e veniva, entrava ed usciva, era inquieto. Glielo dissi, mi rispose: "Non so, forse perchè mi torna sempre in mente quello che altri dissero, riferitoci dal versetto: "Quando videro una densa nuvola dirigersi verso le loro valli, dissero: “Ecco una nuvola, sta per piovere.” No, è proprio quello che cercavate di affrettare, è un vento che porta seco un doloroso castigo, che tutto distruggerà per ordine del suo Signore. Al mattino non erano visibili che [i resti delle] loro case. Così compensiamo i malvagi." (Il Corano, 45: 24-25)  (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim)

 

34Astinenza e sobrietà. Umar Ibn Al Khattab dice: "Entrai un giorno a casa del Profeta; lo trovai disteso su un giaciglio di paglia senza nessuna coperta, sotto la testa teneva un cuscino in pelle imbottito di fibre di palma con i piedi su un mucchio di foglie di salice. Un'otre era sospesa vicino al capezzale. Vidi le impronte del pagliericcio lasciate sul fianco e piansi. Mi disse: perchè piangi? Risposi: "O Messaggero di Allah! Cosroe e Cesare si godono ogni comodità della vita, mentre tu sei il Messaggero di Allah." Mi rispose: "Non ti conviene che loro abbiano i beni terreni e che noi avremo la vita futura?"   (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim) 

 

35Benevolenza per tutti, compresi i nemici. Aiscia – Allah sia soddisfatto di lei-, moglie del profeta riferisce: "Dissi al Messaggero di Allah: hai mai avuto in vita tua una giornata più triste di quella della battaglia di Uhud?" Mi disse: "Certo; ho avuto molto da soffrire da parte dei tuoi; ma quello che più di ogni altro mi fece rattristare fu il giorno di Aqaba, quando chiesi aiuto ad Abdul Yalil Ibn Abdul Kolal e me lo rifiutò. Tornai senza sapere quale direzione prendere. Mi ripresi solo quando fui a Karn Atthaalib. Alzai il capo e trovai una nuvola che mi faceva ombra e guardando fisso, vidi l'Angelo Gabriele che mi chiamò e disse; "Allah ha sentito la risposta che ti hanno fatto i tuoi; Allah ti manda l'angelo dei monti perchè tu gli comandi il castigo che avrai deciso contro di loro; l'angelo dei monti mi chiamò mi salutò e disse: "Se lo desideri, li potrei schiacciare serrandoli tra le due scabre ruvide." No, risposi; spero solo che Allah faccia nascere dalle loro interiora chi Lo adori, chi renda grazia e gloria a Lui Solo, senza associarGli nessuno." (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim.) 

Abu Umar dice: quando Abdullah Ibn Abi Salul [8] è morto, suo figlio Abdullah Ibn Abdullah venne a domandare al Profeta la sua camicia per farne da kafan a suo padre; il Profeta glielo diede; poi Abdullah domandò al Profeta di recitare una preghiera a favore del defunto; il Profeta si mise in piedi per la preghiera quando Umar si alzò, riprese l'indumento del Profeta e disse: "Messaggero di Allah, preghi sul morto benchè Allah ti abbia ordinato di non farlo?" Il Messaggero rispose: "Anzi, Allah mi ha lasciato la scelta: ha detto: "Che tu gli invochi perdono o non lo invochi, foss'anche settanta volte"; io invece farò più di settanta." Umar gli ricordò ancora: "Ma é un ipocrita"; il Profeta pregò pure su di lui; Allah rivelò in seguito questo versetto: "E non devi mai pregare a favore di uno dei loro morti, nè presenziare sulla sua tomba."" ( Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim)      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Profeta esempio di convivenza civile

 

 

1 - Rapporti strettissimi con i suoi compagni ed amici. Il Messaggero di Allah intratteneva con i suoi compagni ed amici rapporti strettissimi e tutto o quasi tutto della sua vita era ben noto a loro. Questa trasparenza fa del Profeta un esempio da seguire per tutti i fedeli musulmani. Jarir Ibn Abdullah dice: "Da quando ho abbracciato l'islam mai il Profeta ha rifiutato di ricevermi e mai mi ha visto senza sorridermi. Una volta gli feci presente che mi doleva non sapere montare a cavallo; Mi battè il petto dolcemente dicendo: "Allah Misericordioso! Faccia che si tenga saldo a cavallo, faccia che sia per se e per gli altri una guida verso la retta via."(Sahih di Bukhari)

 

2 - Il profeta non disprezzava lo scherzo e il buon umore. E non si accontentava di scherzare a parole. Alcuni episodi basteranno ad illustrarlo.

Al Hassan riferisce: "Una donna di età avanzata disse un giorno al profeta: Messaggero di Allah: "Di' ad Allah di mettermi in Paradiso. Le rispose: " Le donne anziane non entreranno mai in Paradiso." La vecchia se ne andò piangendo. Il Profeta aggiunse: "Ditele che non entrerà in Paradiso in quanto vecchia, perchè Allah dice: "...su letti elevati. Le abbiamo create perfettamente, le abbiamo fatte vergini, amabili e coetanee. " (Il  Corano 56; 35-37)

 

Anas Ibn Malek riferisce che un beduino, chiamato Zahir portava spesso dal deserto  regali al Profeta, il quale glielo ricambiava con altri regali e necessità quando ritornava. "Zahir è il nostro deserto e noi siamo la sua città", diceva il Profeta. Una volta il Profeta andò a trovarlo mentre vendeva le sue merci. Gli venne da dietro, lo abbracciò senza lasciargli il modo di vederlo. Zahir esclamò: "Lasciami, chi sei?" Ma appena capì che si trattava del Profeta, cessò di agitarsi e restò con il dorso contro il petto di colui che lo abbracciava. Il Profeta si mise allora a gridare: "Chi vuole comprarsi uno schiavo?" Zahir rispondeva: "Vedrai O Messaggero di Allah, non ho nessun valore." Il Profeta gli disse: "Ma presso Allah, vali tanto!" (Sahih di Ibn Habban.)

 

3Consultarsi e consigliarsi spesso con i compagni. Il profeta si consigliava e si consultava di continuo con i suoi compagni circa tutte le questioni che non sono trattate o chiarite dalla rivelazione coranica. Abu Huraira dice: "Mai ho visto uno consultare i suoi compagni più frequentemente del Messaggero di Allah." (Tirmidhi)

 

4Rendere visita ai malati, musulmani e non musulmani. Il Messaggero di Allah chiedeva sempre notizie dei suoi compagni ed amici e si preoccupava molto per la loro salute e il loro benessere. Quando uno si ammalava, si affrettava a rendergli visita con chi poteva dei suoi amici. Le sue visite non si limitavano ai musulmani. Anas – Allah sia soddisfatto di lui- riferisce: "Una volta un giovanotto ebreo che era al servizio del Profeta si ammalò. Il Profeta venne a trovarlo; sedette al suo capezzale e gli disse: "Convertiti all'islam!" Il giovane guardò suo padre che era presente, il quale gli fece: "Fa' quello che Abul Kassem ti ha detto." Divenne musulmano recitando la sciahada. Il Profeta uscì dicendo: "Sia lodato Allah Eccelso che lo ha salvato dal fuoco dell'Inferno.""  (Sahih di Bukhari.) 

 

5Gratitudine e riconoscenza. Il profeta diceva: "Proteggete chi in nome di Allah vi chiede protezione; con chi vi chiede in nome di Allah siate generosi; rispondete con favore a chi vi invita; ricompensate colui che vi ha fatto del bene, e se non trovate di che ricompensarlo, invocate Allah in suo favore finquando non sarete certi che lo avrete ricompensato." (riferito da Abu Daud) Anche sua moglie Aiscia –Allah sia soddisfatto di lei - diceva: "Il Profeta accettava i regali e li ricambiava." (Sahih di Bukhari.) 

 

6Al Profeta piacevano la bellezza e il buon profumo. Anas dice: "Non ho mai toccato una seta più tenera delle mani del Messaggero di Allah, nè ho mai odorato un profumo più squisito di quello del Profeta." (Sahih di Bukhari e Muslim) 

 

7Intercedere a favore della gente; volere ed operare il bene, sempre. Ibn Abbas riferisce che il Profeta vide un giorno uno schiavo di nome Moghith che girava piangendo attorno a Barira, sua moglie che lo respingeva. Perciò disse ad Abbas: Non ti incuriosisce l'amore di Moghith per Barira e l'avversione invece di Barira per Moghith?" Il Profeta non esitò a domandare a Barira:

- "Barira, perchè non torni da tuo marito?"

- Lei gli disse: " Messaggero di Allah, è un tuo ordine?"

- Il Profeta rispose: " No, volevo solo intercedere in suo favore."

- "Allora no, riprese Barira; non ho nessuna voglia di lui." 

 

8Quotidianamente al servizio di se e degli altri. Interrogata sulla vita quotidiana del Profeta, Aiscia –Allah sia soddisfatto di lei- rispondeva: "Il Profeta era un essere umano come ogni altro. Si rattoppava gli indumenti, mungeva le sue pecore e si occupava della propria persona." ( Sahih di Ibn Habban)

La sua nobiltà di carattere lo spingeva a superare i limiti della propria persona per mettersi al servizio degli altri: La stessa Aiscia - Allah sia soddisfatto di lei - riferisce che: "Egli prendeva parte ai lavori domestici con tutti gli altri membri della famiglia e quando l'ora della preghiera si avvicinava, fermava tutto e si recava in moschea." (Sahih di Bukhari.)    

 

 

 

 

Testimonianze imparziali

 

Il poeta tedesco Johann Wolfang Goethe (1749-1832) dichiara: "Ho ricercato in tutta la storia un modello esemplare per l'umanità, e l'ho trovato nel profeta arabo, Muhammad (pace e benedizione di Allah su di lui) ." [9]

 

Il Professor Keith Moore, dell'Università di Toronto, scrive nel suo libro: "The developing human": "Io non trovo difficoltà ad accettare il Corano come la parola di Dio, perchè la descrizione che ci presenta dell'embrione non poteva essere costruita sulla conoscenza scientifica del settimo secolo; l'unica conclusione ragionevole è che questa descrizione è stata rivelata da Dio a Muhammad."[10] 

 

Nel suo libro, Paul Durant scrive:[11] "Se giudichiamo la grandezza dall'effetto che il grande lascia sugli uomini, diremo che il Messaggero dei musulmani è il più grande tra i grandi della storia: ha tenuto a freno il fanatismo, le favole ed ha costruito sul giudaismo ed il cristianesimo e la vecchia religione del suo paese una religione semplice, chiara solida, forte, che ha potuto restare fino ad oggi una forza gravemente pericolosa."

 

G. Di Tols scrive nel suo libro: "La vita": "Dubitare della missione di Muhammad equivale a dubitare della potenza divina che ingloba tutti gli esseri." (Idem)

 

L'uomo di scienza Wils scrive nel suo libro sul Profeta:: "L'argomento più chiaro a favore della sincerità del Messaggero di Allah, è che i suoi parenti e famigliari sono coloro che per primi, credettero in lui: erano a conoscenza di tutti i suoi segreti; se avessero nutrito le minime incertezze non ci avrebbero creduto." [12]

 

L'orientalista Hill nel suo libro scrive: "Non conosciamo in tutta la storia dell'umanità una religione che si sia diffusa con questa rapidità ed ha cambiato  il mondo come l'ha fatto l'islam; Muhammad ha dato alla luce una umma (nazione), ha creato le condizioni dell'adorazionre di Allah sulla terra, ha messo le basi della giustizia e dell'uguaglianza sociali, ed ha instaurato l'ordine, la coesione, l'obbedienza e la dignità presso popolazioni che prima non conoscevano che il disordine." [13]

 

L'orientalista spagnolo Jean Lik scrive nel suo libro: "Gli arabi": "Non si può  descrivere la vita di Muhammad meglio di come l'abbia fatto Allah quando dice: "Non ti mandammo se non come misericordia per il creato." (ll Corano 21.107) Muhammad era una vera misericordia ed io prego ed imploro con passione perchè pace e benedizione di Allah siano su di lui."

 

Il dottor Gustavo Weil dice nella "Storia dei popoli musulmani": "Muhammad era un esempio chiaro per il suo popolo. La sua casa, i suoi indumenti, il suo nutrimento erano di una semplicità rara. Era così umile che non ammetteva nessun segno di riverenza speciale da parte dei suoi compagni, come non accettava nessun servizio da parte dei suoi schiavi se lo poteva fare da se. Era puro e si mostrava sempre disponibile ed aperto a tutti. Andava a visitare i malati e condivideva i loro sentimenti. La sua bontà e la sua generosità così come la sua preoccupazione per il benessere della Comunità erano senza limiti." [14]   

 

Nel suo libro: "L'islam fra cento anni", Bernard Show dice: "Tutto il pianeta accetterà l'islam, e se non lo accetterà con il suo nome esplicito, lo dovrà accettare con un nome presogli in prestito; e verrà un giorno in cui l'occidente abbraccerà la religione musulmana: infatti per tanti secoli l'occidente ha letto libri pieni di falsità e menzogne sull'islam. Io scrissi un libro su Muhammad ma lo sequestrarono perchè usciva dal quadro delle tradizioni inglesi." 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le mogli del Profeta

 

 

   Dopo il decesso della prima moglie Kadigia, - Allah sia soddisfatto di lei -, il Messaggero di Allah sposò ben undici altre donne, tutte divorziate o vedove di età avanzata, ad eccezione di Aiscia, che era vergine -Allah sia soddisfatto di lei-. Sei tra di esse erano della tribù di Quraisc, una moglie era ebrea, una serva copta, Maria, che gli era stata data in dono dal Muqawqs, re di Alessandria; Maria era la madre di Ibrahim suo figlio; e le altre, provenivano da altre diverse tribù arabe. Il profeta ebbe mogli così numerose per diversi motivi:

 

1- Motivi religiosi e legislativi :

   É il caso del matrimonio con Zeinab, figlia di Giahsh. Nel periodo preislamico gli arabi vietavano il matrimonio di un uomo con l'ex-moglie di un suo figlio adottivo; non vedevano differenza tra il figlio adottivo e il figlio biologico. Il Messaggero di Allah sposò Zeinab al fine di abolire tale credenza e tradizione. Allah dice a questo riguardo: "[Ricorda] quando dicevi a colui che Allah aveva gradito e che tu stesso avevi favorito: “Tieni per te la tua sposa e temi Allah”, mentre nel tuo cuore tenevi celato quel che Allah avrebbe reso pubblico. Temevi gli uomini, mentre Allah ha più diritto ad essere temuto. Quando poi Zayd non ebbe più relazione con lei, te l'abbiamo data in sposa, cosicché non ci fosse più, per i credenti, alcun impedimento verso le spose dei figli adottivi, quando essi non abbiano più alcuna relazione con loro. L'ordine di Allah deve essere eseguito." (Il Corano  33: 37)

2- Motivi politici :

Alcuni matrimoni sono stati contrattati nello scopo di diffondere l'islam, conquistandogli cuori e simpatia presso le tribù. Il Profeta ha infatti preso moglie da ogni potente tribù di Quraisc e da ogni influente altra tribù tra quelle arabe. Consigliava ai suoi compagni di usare anche loro questa pratica. A titolo di esempio, disse a Abdul Rahman Ibn Awf mandandolo presso Dauma Al Giandal : "Se ti danno retta, sposa la figlia del loro re." [15]

Il Professor Cl. Cahan dice: "Con la nostra mentalità contemporanea, certi aspetti della sua vita potrebbero provocare in noi qualche stupore. Infatti al Messaggero di Allah è stato spesso rimproverato il forte gusto per i piaceri terrestri, specie in rapporto alle nove mogli che ebbe dopo il decesso di Khadigia -Allah sia soddisfatto di lei.- In verità, gran parte delle sue relazioni coniugali erano improntate alla politica e volte alla conquista dell'alleanza di alcune tribù ed di alcuni nobili." [16]

3- Motivi sociali:

Il Profeta aveva sposato alcune vedove dei suoi Compagni morti nel corso di battaglie o durante altre missioni di predicazione ed espansione dell'islam. Malgrado la gran differenza di età - lui era molto più giovane di loro – il Profeta le sposò alfine di onorarle ed onorare i loro defunti coniugi.

La famosa studiosa italiana Laura Veccia Vaglieri scrive nel suo libro "Difesa dell'islamismo"[17]: " Nella sua giovinezza, periodo durante il quale il desiderio carnale è all'apice, Muhammad prese una moglie sola, Khadigia- Allah sia soddisfatto di lei-. Ora, lui è vissuto in una società araba in cui il matrimonio in quanto base sociale era inesistente o quasi e in cui la poligamia era la regola e il divorzio facilissimo. D'altronde, molto più vecchia di lui, Khadigia è rimasta la sua unica donna per venticinque anni. Solo dopo la sua morte decise di prendere una seconda moglie, vuol dire dopo l'età di cinquant'anni.

Ognuno di questi matrimoni aveva un motivo sociale o politico. Quei diversi matrimoni miravano ad onorare donne pie o a creare rapporti con alcune tribù e fratrie nello scopo di diffondere presso di esse l'islam. Al di fuori di Aiscia, - Allah sia soddisfatto di lei- il Profeta non ha sposato nessuna donna vergine, giovane o bella.Perciò possiamo concluderne che era un ossessionato sessuale? Muhammad era un uomo e non un dio. É possibile che il desiderio di avere dei figli sia stato alla base di alcune di queste unioni, dato che i figli che ha avuto da Khadigia- Allah sia soddisfatto di lei- erano tutti morti.(tranne Fatima.)

Inoltre, senza disporre di molte risorse, egli si impegnò ad assumere il peso di una grande famiglia. Questo non gli aveva mai impedito di essere equo e giusto con tutte loro. Non faceva altro che seguire la tradizione dei Profeti che lo hanno preceduto- pace su tutti loro - come Mosè e tanti altri, di cui nessuno sembra trovare un inconveniente nella loro pratica della poligamia. Sarebbe forse perchè siamo a conoscenza praticamente di tutti i dettagli della sua vita mentre ignoriamo quasi tutto della vita dei suoi predecessori che la poligamia di Muhammad ci ponga un problema?"  

Mentre il famoso studioso inglese Thomas Carlyle, dice riguardo al profeta:[18] "A dispetto di tutto quello che di lui si potrà dire, Muhammad non era un volgare uomo sensuale. Tenerlo per un concupiscente, che non cerca altro che soddisfare il suo piacere sessuale, sarebbe da parte nostra un errore grave. No! Quanta distanza lo separa dal piacere, qualunque sia!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prove della verità della profezia e missione di Muhammad

 

Molte e di varie fonti sono le prove della veridicità della profezia e missione di Muhammad (pace e benedizione di Allah su di lui). Riterremmo qui solo alcune.

 

-  Prove tratte dal Santo Corano

Allah, che sia Esaltato, dice: "Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini, egli è l'Inviato di Allah e il sigillo dei profeti. Allah conosce ogni cosa."(Il Corano 33: 40 )

Gesù (su di lui la pace) ha d'altronde annunciato la profezia di Muhammad nel Vangelo: Allah dice infatti a questo proposito: "E quando Gesù figlio di Maria disse: “O Figli di Israele, io sono veramente un Messaggero di Allah a voi [inviato], per confermare la Torâh che mi ha preceduto, e per annunciarvi un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà Ahmad”. Ma quando questi giunse loro con le prove incontestabili, dissero: “Questa è magia evidente”. (Il Corano 61: 6) [19]

Allah dice ancora: "a coloro che seguono il Messaggero, il Profeta illetterato che trovano chiaramente menzionato nella Torâh e nell'Ingil, colui che ordina le buone consuetudini e proibisce ciò che è riprovevole, che dichiara lecite le cose buone e vieta quelle cattive, che li libera del loro fardello e dei legami che li opprimono. Coloro che crederanno in lui, lo onoreranno, lo assisteranno e seguiranno la luce che è scesa con lui, invero prospereranno." (Il Corano 7: 157)

-  Prove tratte dalla sunna profetica 

 

Il Profeta diceva: "La differenza tra me ed i profeti che mi hanno preceduto è simile a quella di un uomo che ha costruito una casa, l'ha tutta abbellita ed ornata lasciandovi libero in uno degli angoli, lo spazio di una tegola. Affascinati dalla casa, tutti gli ospiti non possono fare a meno di porre al padrone la stessa domanda: "Perchè hai lasciato quel vuoto?" Quella tegola sono io; sono il sigillo dei Profeti." (Sahih di Bukhari : 3342)

 

-  Prove tratte dalle Sante Scritture

 

Atà Ibn Yassar riferisce: "Incontrai un giorno Abdullah Ibn Amr Ibn Al Ass - Allah sia soddisfatto di loro - e gli dissi: dimmi come il Profeta è presentato dalla Tora. Mi rispose: certamente ! Il Profeta è descritto con alcuni dei suoi tratti menzionati nel Santo Corano:"O Profeta! Ti abbiamo mandato per testimoniare, per annunciare e per avvertire e per essere rifugio agli illetterati: sei il Mio servo ed il Mio messaggero; ti ho chiamato"al Mutawakkel" e non sei nè rude nè violento nè di coloro che gridano nei mercati; non togli il male con il male, ma perdoni e sei clemente; ti richiamerò a Me solo quando con te, avrò raddrizzato la storta fede e avranno dichiarato che non vi è altro Dio che Allah; Mi servirai per ridare luce agli occhi ciechi, ascolto agli orecchi sordi, e pietà ai cuori chiusi." ( Sahih di Bukhari)

 

Il Professor Abdul Ahad Daud [20]dice: "Intanto, ho tentato nella discussione di basarmi su alcune parti della Bibbia che raramente permettono un dibattito linguistico. Non andrò fino al latino, nè al greco o all'aramaico, perchè questo non avrà importanza... Il libro del Deuteronomio (18: 18), secondo l'edizione corretta dell'Associazione britannica e straniera della Santa Scrittura, ci riferisce quello che segue: "...io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli come te e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò." 

Se tali parole non si applicano a Muhammad esse restano fino a oggi irrealizzate e senza validità. Gesù stesso non ha mai preteso che qui, è lui che è oggetto di allusione. I suoi apostoli erano della stessa opinione ed aspettavano il ritorno del Messia per veder realizzata la profezia. Ora fino ad oggi è evidente ed inconfutabile "che l'avvento del Messia" non è mai stato la materializzazione di questo discorso. É un profeta come te quello che susciterò. " Neanche il suo ritorno potrebbe permettere di verificare il senso di queste parole. Secondo quello che la Chiesa crede, il Messia comparirà presto nella veste di un giudice e non come colui che porterà una legge nuova. Ora il promesso Messaggero è portatore "con la mano destra della legislazione ardente."

 

L'altra profezia attribuita a Mosè che tratta del"la luce splendente di Allah che veniva da Paran" è di grande aiuto per confermare la personalità del promesso Profeta: si tratta del deserto della Mecca.  Il libro del Deuteronomio 33: 2  rivela che "il Signore è venuto dal Sinai, sorse per essi da Seir, brillò dal monte Paran ..." Queste parole fanno un parallelo tra la luce del Signore e quella del sole. Viene dal Sinai per essi e si è alzato all'orizzonte dal lato di Seir. Però brillò con la gloria dal monte Paran, dato che dovevano sorgere con lui diecimila santi e che portava per loro con la mano destra una legislazione. Nessun israeliano aveva un rapporto qualunque con Paran.

Infatti Agar e suo figlio Ismaele hanno passeggiato nei laberinti del "pozzo Al Sab." E sono loro che in seguito, abitarono il deserto di Paran.

 

Ismaele sposò una egizia. Dal primogenito, Kedar (Adnan), provengono gli arabi che hanno abitato da quel periodo il deserto di Paran e ne hanno fatto la loro patria. Se  Muhammad come tutti sanno proviene dalla stirpe di Ismaele attraverso il figlio Kedar (Adnan), se un profeta è apparso nel deserto di Paran; se poi questo profeta è entrato nella Mecca con diecimila santi (credenti) oltre alla legislazione ardente per il popolo, non sarebbe là il compimento testuale diella profezia evocata in precedenza?

 

D'altronde, conviene prestare una attenzione particolare alla seguente profezia di Abacuc: "Cantate per il Signore un canto nuovo. Cantate il suo elogio dal monte Paran..." La parola elogio qui è importantissima perchè in verità, letteralmente, corrisponde al nome di Muhammad che vuol dire "quello che è lodato. Inoltre, gli Arabi che sono gli abitanti del deserto di Paran hanno avuto la seguente promessa: (Isaia 42: 11-13) "Esulti il deserto con le sue città, esultino i villaggi dove abitano quelli di Kedàr; acclamino gli abitanti di Sela, dalla cima dei monti alzino grida. Diano gloria al Signore e il suo onore divulghino nelle isole. Il Signore avanza come un prode, come un guerriero eccita il suo ardore; grida, lancia urla di guerra, si mostra forte contro i suoi nemici."

 

Conviene sottolineare inoltre, che ci sono due altre profezie circa questo stesso argomento. Infatti in (Isaia 60:1-7), una allusione viene fatta al nome di Kedar (Adnan): "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni;ma su di te risplende il Signore,la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce,i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda:tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore. Tutti i greggi di Kedàr si raduneranno da te, i montoni dei Nabatei saranno a tuo servizio, saliranno come offerta gradita sul mio altare; renderò splendido il tempio della mia gloria."

 

C'è anche un'altra profezia in (Isaia: 21: 13-17) "Oracolo sull`Arabia. Nel bosco, nell`Arabia, passate la notte, carovane di Dedan; andando incontro agli assetati, portate acqua.

 

Abitanti del paese di Tema, presentatevi ai fuggiaschi con pane per loro.Perché essi fuggono di fronte alle spade, di fronte alla spada affilata, di fronte all`arco teso, di fronte al furore della battaglia. Poiché mi ha detto il Signore: "Ancora un anno, contato alla maniera degli anni di un salariato, e scomparirà tutta la potenza gloriosa di Kedàr. E il numero degli archi dei prodi di Kedàr resterà molto esiguo, perché il Signore Dio di Israele ha parlato."

 

Si può agevolmente stabilire un rapporto tra queste profezie di Isaia e quella del Deuteronomio che tratta del"l'arrivo della luce del Dio di Paran."

 

Se Ismaele ha abitato nel deserto di Paran in cui è nato Kkedar (Adnan) che a suo turno è avo degli arabi; se è stato scritto che la rivelazione di Allah verrà tra i figli di Kedar (Adnan); se spetta ai fedeli di Kedar manifestare il loro consenso al santo sacrificio per rendere gloria "alla mia grandezza", dato che le tenebre coprivano la terra durante molti secoli; se spettava a questa parte della terra accogliere la luce da parte del Signore; se tutta questa gloria di Kedar doveva conoscere uno scacco; se  buona parte degli arcieri gli eroi tra i figli di Kedar, sarebbero diminuiti nel giro di un solo anno, alcuni tra di loro essendo fuggiti di fronte alla spada scatenata, di fronte all'arco teso, tutti questi discorsi si riferiranno ad altri di Paran, che a Muhammad ? [21] 

Muhammad è infatti della stirpe di Ismaele attraverso Kedar (Adnan) che si era insediato nel deserto di Paran. Muhammad è l'unico profeta tramite cui gli arabi hanno ricevuto la rivelazione divina quando le tenebre coprivano la terra. É attraverso lui che la luce divina ha illuminato Paran. Ora, la Mecca è l'unica città in cui si rende gloria al Signore in una dimora che ha uno statuto particolare. Inoltre, i fedeli di Kedar vengono a ricevere la rivelazione sull'altare (della casa di Allah).

 

Inoltre, perchè perseguitato dal suo popolo, Muhammad è stato costretto ad emigrare dalla Mecca. Era assetato mentre fuggiva dalle spade scatenate e gli archi tesi. Solo un anno dopo la sua fuga, i discendenti di Kedar lo incontrarono a Badr, luogo in cui avvenne la prima battaglia tra i meccani e il profeta. In seguito, i discendenti di Kedar (gli arcieri) subirono una rotta, e ogni loro gloria svanì. Se il profeta non è accettato come quello con cui tutte queste profezie si sono realizzate, vale a dire che dette profezie non si avvereranno mai. Inoltre, la dimora del Signore alla quale è fatto riferimento in Abacuc, capitolo 60 al versetto 7, rimanda alla Casa sacra di Allah nella Mecca e non alla chiesa del Messia, come pretendono gli esegeti cristiani. Come viene menzionato nel capitolo 7, i fedeli di Kedar non hanno mai raggiunto la chiesa di Gesù. In realtà, gli abitanti dei villaggi che dipendevano di Kedar costituivano le persone che mai hanno subito l'influenza degli insegnamenti della chiesa del Messia.

 

Per di più, l'evocazione dei diecimila santi come indicato nel Deuteronomio (cap. 33) è molto significatva. "Il Signore brillò dal monte Paran e sono venuti con la luce diecimila santi." Leggendo tutta la storia relativa a Paran, non si riscontra altro avvenimento che il seguente: quando il Profeta conquistò la Mecca, vi entrò a capo di diecimila fedeli tra i suoi seguaci di Medina. Entrò nella Casa di Allah tenendo con la mano destra la legislazione islamica che ha ridotto a cenere tutte le altre legislazioni. Il Paraclito, cioè lo Spirito di Verità che il Messia annuncia non era altro che lo stesso Muhammad. Nulla ci permette di considerare che si tratta dello Spirito Santo come pretendono le teorie teologiche perchè il Messia dice: "..è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò..."(Giovanni;16:7-9) Queste parole significano chiaramente che il Paraclito doveva necessariamente venire dopo il Messia e che non  era con lui quando parlava. Inoltre, dalla descrizione che ne ha fatto il Messia, il Paraclito doveva essere una persona e non uno spirito: "perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito" (Giovanni; 16: 3) Dovremmo supporre che Dio e lo Spirito Santo fossero entità distinte e che lo Spirito Santo parlasse di propria niziativa e di quello che ascoltava da Dio ?

 

Le parole "Spirito di verità" del Messia indicano alcuni dei Messaggeri di Allah e concordano perfettamente con quello che Il Corano dice di Muhammad: "Sì, è venuto con la verità, e ha confermato gli inviati [che lo hanno preceduto]. "(Il Corano 37:37) "

 

 

-  Prove tratte dal Vangelo 

 

Ci sono numerosi brani nel Vangelo che comportano prove che indicano esplicitamente l'avvento della profezia e la missione di Muhammad e riferiscono alcune delle sue azioni.

 

(Giovanni 1: 20-25): "Egli confessò e non negò, e confessò: "Io non sono il Cristo". Allora gli chiesero: "Che cosa dunque? Sei Elia?". Rispose: "Non lo sono". "Sei tu il profeta?". Rispose: "No". Gli dissero dunque: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?" Rispose: "Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia". Essi erano stati mandati da parte dei farisei.Lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?"

 

Il Profeta che in questo testo è indicato non è Gesù, ma Muhammad, perchè Giovanni predicava e battezzava durante la vita di Gesù e nello stesso tempo, annunciava l'avvento di questo Profeta.

In (Giovanni 14: 16) troviamo scritto: "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre."

 

La parola "consolatore" nel Vangelo è Paraclito, oppure Paraclete o Periqlytos o Paracalon. Detta parola designa Ahmed. Il nome Ahmed è riferito dal Corano ed è un nome del Profeta Muhammad, come è menzionato nella sura 61:6 "E quando Gesù figlio di Maria disse: “O Figli di Israele, io sono veramente un Messaggero di Allah a voi [inviato], per confermare la Torâh che mi ha preceduto, e per annunciarvi un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà Ahmad.”"

 

Nel Vangelo di Barnabeo: (112: 8-16) è riferito che Gesù -pace su di lui- disse: "perchè Allah mi innalzerà dalla terra e trasformerà la figura del traditore affinchè ognuno lo prenda per me; eppure dopo che morrà di morte violenta, io persisterò in quella vergogna per molto tempo finquando non sarà arrivato Muhammad Messaggero di Allah; allora tale marchio sparirà." [22]

 

Nello stesso Vangelo di Barnabeo, capitolo 39, è scritto: "Quando Adamo si mise in piedi, vide nell'aria una scritta che si illuminava come il sole il cui testo era: "Non vi è altro Dio che Allah, Muhammad è il Messaggero di Allah"; il primo uomo baciò con pietà paterna queste parole, si asciugò gli occhi e disse: benedetto sia il giorno in cui verrai al mondo." [23]  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prove razionali della profezia e missione di Muhammad

 

 

1- Il Messaggero di Allah era analfabeta, non sapeva nè leggere nè scrivere e viveva in mezzo ad un popolo in cui pochissimi erano gli istruiti. Nessuno quindi potrà pretendere che fosse lui l'autore del Corano. Allah dice: "Prima di questo non recitavi alcun Libro e non scrivevi con la tua destra; [chè altrimenti] coloro che negano la verità ـ avrebbero avuto dubbi." ( Il Corano 29: 48.)

 

Gli arabi che erano eloquentissimi, rimasero stupefatti ed affascinati dalla bellezza e l'eloquenza del Corano. Era il miracolo del Profeta Muhammad che diceva: "I miracoli dei Profeti precedenti coprivano solo le loro epoche rispettive. Il miracolo offertomi è invece universale, perchè è la rivelazione da Allah, il Corano;  mi auguro perciò che nel Giorno del Giudizio i miei seguaci siano quelli più numerosi." (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim)

 

Benchè i connazionali del Profeta eccellessero in materia di poesia e di eloquenza, non furono capaci di raccogliere la sfida fatta loro da Allah di produrre un libro simile al Corano. Nè poterono raccogliere la sfida di produrre una sola sura simile alle sue. Ecco quello che Allah dice: "E se avete qualche dubbio in merito a quello che abbiamo fatto scendere sul Nostro Servo, portate allora una Sura simile a questa e chiamate altri testimoni all'infuori di Allah, se siete veritieri." (Il Corano; 2: 23 ) Anzi la sfida di Allah si allargò a tutta l'umanità: "Di': “Se anche si riunissero gli uomini e dèmoni per produrre qualcosa di simile di questo Corano, non ci riuscirebbero, quand'anche si aiutassero gli uni con gli altri.” (Il Corano; 17: 88)      

 

2-  La sua perseveranza nella missione malgrado gli ostacoli e le ostilità del suo popolo che era giunto fino al complotto per eliminarlo fisicamente e mettere fine alla sua missione. Malgrado tale situazione Muhammad diede prova di grande pazienza e continuò a predicare ed a diffondere la nuova religione. Se fosse stato un impostore- e non lo era assolutamente – avrebbe avuto paura per la sua vita ed avrebbe messo fine alla missione. Dr. M. H. Durrani scrive: [24] "La fede profonda che lo animava, il suo  frenetico attivarsi, la salda decisione con cui Muhammad ha condottro il suo movimento fino alla vittoria finale, tutti tratti che costituiscono una prova lampante della veracità della sua missione. Se in fondo all'anima lui avesse il minimo dubbio o  la minima esitazione non avrebbe mai resistito alla tempesta che era durata venti anni interi. Non vi è una prova più chiara della sua completa sincerità. Tutti questi fattori ci conducono a desumere che questo uomo è veramente il Messaggero di Allah, che questo uomo è il Profeta: era un esempio raro di bontà, era l'esempio per la sincerità e l'affidabilità: la sua vita, le sue idee, la sua generosità, in una parola la sua fede e le sue opere costituiscono una prova della sua profezia. Ogni uomo che studia senza pregiudizi e senza fanatismo la sua vita e la sua missione non potrà che concludere che era un messaggero mandato da Allah e che il Corano che ha portato agli uomini era veramente il libro di Allah. Ogni studioso obiettivo e serio il cui oggetto unico è la ricerca della verità, arriva necessariamente a questo giudizio." 

 

3- É risaputo che l'uomo per la sua natura, ama la vita ed ama godersi le sue comodità, i suoi lussi e le sue bellezze. Allah dice a tale riguardo: "Abbiamo abbellito, agli [occhi degli] uomini, le cose che essi desiderano: le donne, i figli, i tesori accumulati d'oro e d'argento, i cavalli marchiati, il bestiame e i campi coltivati; tutto ciò è solo godimento temporaneo della vita terrena, mentre verso Allah è il miglior ritorno." (Il Corano; 3: 14)  L'uomo non può fare a meno di procurarsi questi beni e piaceri. Ma non tutti usano gli stessi mezzi e metodi: chi li acquisisce in modo lecito, chi se ne impadronisce in tutti i modi violenti ed illeciti. All'inizio della sua Missione, il profeta ha dovuto fronteggiare il continuo ricatto dei suoi concittadini. Hanno tentato di sedurlo proponendogli il potere, le più belle donne della contrada, le ricchezze delle più opulenti tribù in cambio di abbandonare questa nuova religione e di cessare di invitare la gente ad abbracciarla. Lui rispondeva: "Giuro su Allah; mi mettessero il sole nella mano destra e la luna nella sinistra, non abbandonerei questa faccenda; non cederò mai finquando Allah non avrà diffuso questa fede ovunque, oppure morrò nella sua via." [25]  

 

Se fosse un impostore, -ed è certo che non lo era- non avrebbe esitato a cogliere tutte le allettanti occasioni offertegli. Dr M. Durrani dice: "Ha sopportato vicissitudini e difficoltà durante ininterrotti tredici anni vissuti alla Mecca, poi altri otto anni passati  a Medina senza cedere nè muovere le sue posizioni di un capello; rimase saldo, deciso, intransigente sui principi e sugli scopi. Gli hanno offerto di coronarlo re, di portare ai suoi piedi tutte le ricchezze del paese a patto solo che si fermasse di predicare quella religione e di portare a termine quella sua missione. Rifiutò tutte quelle seduzioni e scelse invece di fronteggiare le difficoltà che la sua predicazione comportava. Perchè? Perchè non si è mai curato della ricchezza, del potere, del regnare, della gloria, del riposo, delle comodità, del lusso? Chi vuole giudicarlo, deve prima riflettere molto profondamente a questo. " [26]

 

4-. É ovvio e chiaro che chi assume il potere, la direzione o la pesidenza considera che  tutto quello che trova sotto la sua autorità, averi, beni, risorse, uomini è a sua disposizione e dedicato a servirlo. Invece Muhammad (pace e benedizione di Allah su di lui) sa che la vita non è nè stabile nè duratura. "Ibrahim riferisce secondo Alcama che Abdullah disse: "Il profeta un giorno si adagiò a dormire su una coperta di paglia; vedemmo quando si alzò, che ne rimase impronta la sua pelle; gli dissi: "O Messaggero di Allah, i miei ti siano sacrificio! perchè non ci hai detto di ammorbidirti il giaciglio con altre coperte?" Ci rispose dicendo: "Fra me e questa vita c'è solo questo tratto: vi sono a mo' di un viandante su un mulo: si riposa per un attimo all'ombra di un albero e lo lascia ripartendo, poco dopo." (Tirmidhi)

 

An-Nu'man Ibn Bascir riferisce: "Ho visto il vostro profeta mentre si dava da fare e non riusciva a trovare abbastanza "daql" (datteri di cattiva qualità) per riempirsi lo stomaco." (Sahih di Muslim). Abu Hureira riferisce: "Fino alla morte di Muhammad, la sua famiglia non mangiò mai a sazietà per tre giorni consecutivi." (Sahih di Bukhari.) Sua moglie Aiscia indicò che un giorno "il profeta acquistò cibo da un ebreo dandogli in pegno la sua corazza." (Sahih di Bukhari.) Eppure si sa che la penisola araba gli doveva molto della sua ricchezza e che i musulmani riconoscevano di essergli debitori dei beni e della prosperità di cui disponevano. D'altronde, quello che precede non vuol dire che il profeta non poteva avere quello che voleva: disponeva direttamente di tutte le ricchezze e dei beni in deposito in moschea; ma non lasciava la moschea e non cessava di darsi da fare prima di aver distribuito tutto ai poveri e bisognosi. Tra i suoi compagni c'erano uomini ricchi che possedevano fortune, ricchezze e beni di ogni genere. Facevano a gara per mettersi al suo servizio e nessuno esitava a mettere a sua disposizione tutto quello che possedeva; ma Muhammad sapeva la verità della vita e diceva: "Per Allah, rispetto all'altra, questa vita è simile all'indice della mano che uno immerge nell'acqua del mare: guardate cosa ne riporta." ( Sahih di Muslim) 

 

Lady E. Cobold dice [27] :"Malgrado che Muhammad fosse il signore della penisola araba...non ha mai guardato ai titoli, non ha mai voluto trarne profitto; anzi rimase lo stesso accontentandosi di essere il Messaggero di Allah e il servitore dei musulmani: puliva personalmente la sua casa, si rattoppava la scarpa da solo, nobile e generoso come una brezza benefica, meta del povero e del bisognoso a cui egli mai rifiutava il poco che  aveva o gli bastava appena."

 

5- Il Profeta fronteggiava spesso molte difficoltà, a volte personali o famigliari. Ad alcune di queste difficoltà non trovava soluzione; così rimaneva preoccupato ed addolorato in attesa di una soluzione rivelata. In questo ordine di difficoltà, riferiamo l'episodio della calunnia contro sua moglie Aiscia, accusata di infedeltà. Il Profeta rimase per tutto un mese bersaglio degli attacchi e derisione dei suoi avversari. Infine una rivelazione venne ad innocentare la moglie. Se fosse un impostore- e certo che non lo era- avrebbe trovato una soluzione immediata al problema, simulando molto prima una rivelazione al fine di rimuovere la difficoltà. Il profeta invece subì tutto con grande pazienza ed infine tutto divenne chiaro. Il Profeta infatti "non è traviato, non è in errore; e neppure parla d'impulso." (Il Corano; 53 2-3)

 

6 – Il Messaggero di Allah non voleva essere adulato; non accettava che gli si riservasse o si mostrasse una ammirazione eccessiva. Anas diceva: "Non amavano nessuno più del Messagero di Allah. Ma quando lo intravvedevano, non si alzavano, giacchè sapevano che detestava queste maniere." (Tirmidhi) W. Irving diceva del Profeta [28]: "Malgrado i suoi successi militari, il profeta non andava fiero nè se ne vantava, guerreggiava per l'islam e non per un interesse personale. Anche quando giunse all'apice della sua gloria, il Messaggero di Allah conservò la sua semplicità, la sua modestia, e si offuscava quando entrando in una stanza, gli si facevano segnali di rispetto esagerati. Certo che aveva in mente ed aveva costruito uno Stato forte, ma era lo stato dell'islam; vi giudicò con equità e non pensò mai a trasformare il potere in potere ereditario, a favore della sua famiglia."

 

7 – Alcuni versetti del Corano sono stati rivelati come severi rimproveri ed avvertimenti, per certi comportamenti del profeta.

 

Il primo esempio che riportiamo è relativo a quando, spinto dalle sue mogli, egli si proibì il consumo del miele; Allah gli rivelò questo versetto: "O Profeta, perché, cercando di compiacere le tue spose, ti interdisci quello che Allah ti ha permesso?   Allah è perdonatore, misericordioso." (Il Corano  66: 1)

 

Un ulteriore episodio fu quello in cui il Profeta si affrettò ad accogliere la scusa di alcuni ipocriti che non vollero prendere parte alla conquista di Tabuk. Il profeta perdonò loro senza accertarsi, senza esaminare i loro casi per distinguere i sinceri dai bugiardi:"Che Allah ti perdoni: perché li hai dispensati [dal combattere], prima che tu potessi distinguere chi diceva il vero e chi era bugiardo?" (Il Corano 9: 43)

 

Ecco un altro episodio in cui Allah rimprovera gravemente il Suo Messaggero: "Non si addice ad un profeta prendere prigionieri finché non avrà completamente soggiogato la terra. Voi cercate il bene terreno, mentre Allah vuole [darvi] quello dell'altra vita. Allah è eccelso, saggio. Se non fosse stato per una precedente rivelazione di Allah, vi sarebbe toccato un castigo immenso per quello che avete preso." (Il Corano 8; 67-68)

 

Aiscia, - Allah sia soddisfatto di lei-, moglie del profeta disse: "Se Muhammad avesse veramente da tacere cose da quello che Allah gli rivelava, avrebbe sicuramente taciuto questo versetto: "mentre nel tuo cuore tenevi celato quel che Allah avrebbe reso pubblico. Temevi gli uomini, mentre Allah ha più diritto ad essere temuto." (Il Corano; 33: 37)

 

Altri esempi di rimprovero di Allah rivolto al suo Messaggero: "Tu non hai nessuna parte in ciò, sia che [Allah] accetti il loro pentimento sia che li castighi, ché certamente sono degli iniqui." (Il Corano 3: 128).

 

Ma l'illustrazione più lampante della lontananza del profeta da ogni impostura è l'episodio del rimprovero a lui fatto da Allah Eccelso riguardo al vecchio cieco che venne a consultarsi con lui e di cui il profeta si distolse: ecco i versetti del santo Corano: "Si accigliò e voltò le spalle. quando il cieco venne da lui. Cosa ne puoi sapere? Forse voleva purificarsi." (Il Corano 80: 1-3)

 

Se il profeta fosse un impostore - e non lo era di certo- tutti i versetti citati che comportano severi avvertimenti e rimproveri nei suoi confronti sarebbero stati cancellati dal Corano.

Ed è esattamente quello che dice Lightner [29] : "Una volta Allah Eccelso rivelò al Suo profeta versetti di forte rimprovero perchè ha girato le spalle ad un uomo povero cieco ed ha continuato a parlare con un altro uomo, ricco e potente. Detta rivelazione è mantenuta ed è pubblicata. Se il Profeta fosse come dicono di lui gli stolti cristiani, questa rivelazione non sarebbe mai esistita." 

 

8 – Uno dei segni più convincenti della verità della profezia di Muhammad sta nella sura 111 del Corano, la sura di Abu Lahab. Abu Lahab era uno zio del Profeta e nella sura coranica Allah lo condanna all'inferno per il suo odio costante dell'islam.

 

Il dottor Gari Miller [30] disse: "Questo uomo detestava fortemente l'Islam al punto che seguiva Muhammad ovunque andava al fine di denigrarlo. Quando vedeva il Messaggero di Allah che parlava a stranieri, aspettava che si separassero, poi andava verso di loro a chiedere: "Che cosa vi ha detto Muhammad? Se vi ha detto bianco vuol dire che è nero, se vi ha detto che fa notte, vuol dire che è giorno." Insomma  si opponeva a tutto quello che suo nipote diceva e metteva la gente in dubbio nei suoi confronti. Dieci anni prima della sua morte una sura intitolata Al Massad, è stata rivelata nel Corano. Stabilisce che Abu Lahab sarebbe finito in Inferno. In altre parole, stabiliva che non avrebbe mai abbracciato l'islam.

 

Per dieci anni Abu Lahab non faceva altro che ripetere a chi voleva sentirlo:  "Muhammad dice che io non sarei mai diventato musulmano, che sarei andato in inferno; ora sono pronto ad abbracciare l'islam! Cosa ne pensate? É vero che Muhammad è un profeta? É  vero che certe cose gli sono rivelate? La rivelazione che gli viene fatta è veramente una rivelazione divina?"

 

La sura era stata rivelata agli inizi della missione del Profeta. Una condanna così recisa dello zio all'inferno poteva costituire un rischio per il Profeta: se Abu Lahab decidesse o avesse deciso di abbracciare l'Islam non fosse altro che apparenemente, sarebbe diventato una prova seria contro la sincerità di Muhanmmad e una smentita del Corano.

 

Per dieci anni Abu Lahab non diede il minimo segno di essere cambiato o di avere in simpatia l'islam. Per tutto questo tempo Muhammad era così sereno che non poteva esserci alcun dubbio: era portatore di una rivelazione che superava le sue forze. Era una prova fondamentale che quello che predicava, che l'Islam, era una rivelazione di Allah. Allah solo può sapere che Abu Lahab non cambierà mai e che l'inferno sarà la sua dimora. "Periscano le mani di Abû Lahab, e perisca anche lui. Le sue ricchezze e i suoi figli non gli gioveranno. Sarà bruciato nel Fuoco ardente, assieme a sua moglie, la portatrice di legna, che avrà al collo una corda di fibre di palma." (Il Corano 111: 1-5)

 

9 -  Nel Santo Corano, il Messaggero di Allah viene chiamato "Ahmad" invece di Muhammad: "E quando Gesù figlio di Maria disse: “O Figli di Israele, io sono veramente un Messaggero di Allah a voi [inviato], per confermare la Torâh che mi ha preceduto, e per annunciarvi un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà Ahmad”. Ma quando questi giunse loro con le prove incontestabili, dissero: “Questa è magia evidente.” [31]

Se il Profeta fosse un impostore – ed è certo che non lo era- questo nome non sarebbe stato riferito nel Corano.

 

10 – La religione predicata dal profeta è ancora viva e si diffonde sempre di più in tutto il pianeta, malgrado lo scarso sostegno materiale ed umano di cui dispone  rispetto ai mezzi in mano alle altre religioni e malgrado le continue campagne anti-islamiche che tentano di sfigurare l'islam e di snaturarlo. Sono migliaia quelli che ogni giorno abbracciano l'islam a dispetto degli incessanti sforzi dei nemici per fermare la sua propagazione. Allah dice: "Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi."(Il Corano 15: 9)

 

Lo studioso inglese Th. Carlyle dice di Muhammad: "Avete mai visto una religione così meravigliosa creata da un bugiardo ed impostore? Perchè un bugiardo non sarebbe capace di costruire una casa di tegole. Se non conosce le proprietà della calce, del cemento e della terra ecc..quello che riuscirà a costruire non sarebbe una casa, ma un ammasso di rovine e un mucchio di materie che non merita di mantenersi saldo sui suoi pilastri durante dodici secoli, abitato da 200 millioni di persone. I suoi pilastri non possono che crollare e rovinare come se nessuna costruzione ci fosse..." [32] 

 

Il profeta ha preservato e conservato il santo Corano nei libri e nei cuori dei fedeli, così il Libro sacro si è tramandato da una generazione all'altra. Il suo insegnamento, il suo apprendimento e la sua memorizzazione costituiscono attività incessanti dei fedeli che sono felici di realizzare così la perennità della Rivelazione di Allah. Il profeta aveva infatti detto: "Il  migliore dei fedeli è colui che studia il Corano e lo insegna." (Sahih di Bukhari.)

 

Tanto si è tentato e tante volte si è provato di inserire, togliere o almeno modificare (a volte solo lettere e nemmeno parole) del Santo Corano. Tentativi tutti falliti in passato e destinati a fallire anche in futuro perchè ogni minima modifica è da moltissimi agevolmente reperibile e decisamente rimossa.

 

Quanto alla sunna, seconda fonte della legislazione islamica, è stata preservata e conservata grazie agli sforzi di tantissimi uomini che si sono totalmente dedicati a raccogliere gli hadith, saggiare la loro appartenenza, esaminare la loro autenticità misurare il grado della loro affidabilità o debolezza. La cura della sunna profetica consolida la fede e conforta la sciaria islamica oltre che alimenta l'amore per il sigillo dei profeti. Michael Hart [33] dice: "In verità Muhammad ha fondato una delle più grandi religioni del mondo ed è diventato uno dei leaders politici più influenti del pianeta. Oggi, tredici secoli dopo la sua morte, la sua influenza permane forte, in crescita."

 

11 – L'autenticità, la veridicità dei precetti e dei principi portati dalla Missione di Muhammad, la loro validità per ogni spazio e tempo, i buonissimi risultati ottenuti,  per tanti secoli, dalla loro applicazione da parte dei fedeli, tutto questo costituisce una prova che la religione portata e predicata dal profeta, gli era stata rivelata da Allah. D'altronde, che male c'è a considerare ed ammettere che Muhammad è un profeta e messaggero di Allah, se sappiamo che Allah Eccelso ha prima di lui inviato tanti altri profeti e messaggeri all'umanità? Se la risposta è che non c'è nulla, nè razionalmente nè spiritualmente che lo impedisce, perchè mai si continua a contestarne la profezia mentre la si riconosce volentieri a tutti i suoi predecessori? 

 

12 - Le regole, gli ordinamenti, i precetti, le leggi e i sistemi legislativi che l'islam ha portato tramite Muhammad in tutti i campi del sapere e in tutti i rapporti umani, dal commercio, alla guerra, dal matrimonio all'economia, dalla politica alla vita spirituale e contempltiva ... rappresentano un perfetto sitema globale che l'umanità intera stessa, con tutte le sue potenzialità creative, non riuscirà mai a concepire. Che dire allora di un uomo solo, illetterato, ... Come siffatto uomo è riuscito a produrre detto sistema; come è riuscito a formulare tale ordinamento attorno al quale vengono retti tutti i rapporti della vita? Questo non è indicazione dell'autenticità della sua profezia e veridicità della sua missione? Non è prova questa che egli "non parla d'impulso"

 

13 -  La missione del Profeta di Allah è iniziata e diventata pubblica solo quando egli  raggiunse l'età di quarant'anni, cioè ad una età piuttosto non più giovane, anzi in verità, in cui il vigore e la forza della giovinezza tendono a venir meno, rispetto alla tendenza per la pacatezza e il riposo pacifico dell'età matura.

Th. Carlyle dice: [34] "Quello che annienta tutte le allegazioni di coloro che sostengono che Muhammad non era sincero nella sua profezia è il fatto che egli ha passato il fiore della sua giovinezza e il furore della sua adolescenza in quella vita quiete e pacifica in compagnia di Khadigia – Allah sia soddisfatto di lei - e durante la quale non provò a provocare nè agitazione nè rumore che potessero produrre celebrità, autorità, potere ... Solo quando la giovinezza era passata ed era arrivata la vecchiezza che gli eruppe in petto quel vulcano che in lui prima si agitava; eruppe perchè voleva realizzare un grave evento e un progetto grandioso." 

 

Da parte sua, R. Landau scrive [35] nel suo libro "L'islam e gli arabi": "La missione di Muhammad era enorme; non era di quelle missioni alla portata di un impostore spinto da moventi egoistici - ed era questo il tratto di cui alcuni prematuri scrittori occidentali accusavano il profeta arabo – che si sperava realizzare con uno sforzo personale; l'integrità di cui diede prova Muhammad nel compimento della sua missione, la fede assoluta dei suoi seguaci nella rivelazione che egli viveva, la prova riprovata delle generazioni e dei secoli, tutti questi elementi rendono irragionevole accusare Muhammad di un qualunque genere di impostura premeditata. Inoltre, mai nella storia avvenne che una impostura di tipo religioso vivesse a lungo; mentre all'islam è avvenuto che ora sia giunto al suo bel tredicesimo secolo e non ha finito di crescere in numero di adepti e seguaci nuovi. Le pagine della storia non ci presentano nessun esempio di impostore la cui missione ebbe il vantaggio di creare uno tra i più grandi imperi del mondo e una civiltà tra quelle più nobili dell'umanità." 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Implicazioni della (sciahada) testimonianza che Muhammad è il Messaggero di Allah

 

1- Riconoscere il messaggio del Profeta Muhammad come veritiero ed universale: il messaggio islamico non è confinabile al popolo in cui è sorto o all'epoca in cui è stato rivelato: è un messaggio che supera i confini di spazio e di tempo e la sua validità si estende fino al giorno del Giudizio Universale. Allah Eccelso ed Onnipotente dice:  "Benedetto Colui Che ha fatto scendere il Discrimine sul Suo servo, affinché potesse essere un ammonitore per tutti i mondi." (Il Corano: 25: 1)

2-  Credere nell'infallibilità di quello che il Messaggero trasmette dal Signore, conformemente a quello che Allah stesso ne dice:"e neppure parla d'impulso: non è che una Rivelazione ispirata." (Il Corano 53: 3-4)  Per il resto degli aspetti della  vita, il Messaggero di Allah è un essere umano come gli altri, in tutti i problemi e in tutti i suoi giudizi  fa lo sforzo di analizzare e riflettere. Egli stesso dichiara:"Ricorrete a me per giudicare tra di voi secondo giustizia. Eppure basta che uno di voi sia più abile dell'altro nell'esporre le sue ragioni, perchè io gli sia favorevole, per più ascolto da me prestatogli. Chi dalla mia sentenza avrà ottenuto più del meritato, non lo prenda; se lo fa avrà preso una parte dell'inferno." (Sahih di Bukhari e Muslim)

3- Credere che la missione di Muhammad è una misericordia per tutta l'umanità; Allah dice infatti: "Non ti mandammo se non come misericordia per il creato."(Il Corano 21: 107.) Allah ha detto il vero perchè Muhammad è una misericordia in tutti i sensi del termine: ha condotto gli uomini dall'adorazione degli uomini all'adorazione del Signore degli uomini, dall'oppressione ed ingiustizia delle diverse religioni alla giustizia dell'islam, e infine li ha condotti dalle strettezze della vita terrena all'immensità della vita eterna.

4- Credere fermamente che Muhammad è l'ultimo Messagero, il sigillo ed il migliore dei profeti. Dopo di lui, non vi sarà nessun messaggero o profeta, dato che Allah dice: "Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini, egli è l'Inviato di Allah e il sigillo dei profeti. Allah conosce ogni cosa." (Il Corano 33: 40)

 

Il profeta dice a questo riguardo: "Dagli altri profeti mi distinguo per sei segni: il dono del dire molto con poche parole; Allah mi venne in soccorso terrificando il nemico; il bottino mi è lecito; la terra è per me tutta una moschea e una materia di purificazione; Il Signore mi ha inviato a tutte le creature, ha fatto di me il sigillo dei profeti." (Sahih di Muslim)  

5 – Il profondo convincimento che che il Profeta è venuto per completare e perfezionare la religione. Non c'è dunque bisogno di aggiungervi o di togliervi un elemento, come lo dice Allah: "Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l'Islàm."(Il Corano 5: 3).

É chiaro per tutti infatti, che l'islam abbraccia tutte le dimensioni della vita: politica, economica, sociale e morale. É, nel contempo, una religione e uno Stato, nel senso pieno di questa parola. A tale riguardo, lo studioso inglese Kwelem scrive [36]: "I precetti del Corano non si riducono agli obblighi morali e religiosi... Il Corano  rappresenta bensì la legge generale del mondo islamico, è una legge che ingloba i codici civile, commerciale, bellico, militare, giudiziario, penale; ed è una legge religiosa attorno alla quale ruotano tutte le questioni, da quelle religiose a quelle terrene, dalla purezza dell'anima alla salute del corpo, dai diritti dei sudditi ai diritti di ogni cittadino, dal bene personale all'interesse collettivo e generale, dalla virtù al vizio, al peccato, dal taglione in questa vita a quello nell'aldilà ... Cosìcchè il Corano è un libro materialmente molto diverso dai libri santi cristiani, i quali non comportano nulla dei principi religiosi ma costituiscono in gran parte un miscuglio di racconti e favole in una grande confusione di argomenti religiosi e celebrativi...libri irrazionali e senza effetto reale."

6- Il saldo convincimento che il Messaggero di Allah ha compiuto la missione affidatagli dal Signore dell'Universo, ha comunicato il messaggio di Allah e ha prodigato tutti i consgli alla sua umma: non vi è bene che non glielo abbia mostrato e non glielo abbia ordinato di compiere, e non vi è male di cui non abbia ammonito i fedeli e non glielo abbia vietato. Disse infatti nel suo ultimo discorso, rivolto alle migliaia di fedeli alla Mecca, durante il pellegrinaggio di addio: -"Vi ho ben trasmesso il messaggio? - "Sì!", risposero. - "O Allah, siine testimone !"" (Sahih di Bukhari e Muslim.)

7- Il profondo convincimento che la sciaria ovvero legislazione che gli è stata rivelata da Allah, è l'unica accetta da Allah e consentita ai fedeli. Allah non ne permetterà di diversa e il genere umano sarà giudicato secondo i suoi principi. Allah dice infatti: "Chi vuole una religione diversa dall'Islàm, il suo culto non sarà accettato, e nell'altra vita sarà tra i perdenti." (Il Corano 3: 85)

 

Il Profeta disse da parte sua: "Giuro su Chi tiene in mano l'anima di Muhammad che  tutti di questa umma, ebrei o cristiani che siano, che avranno sentito di me e non crederanno nella missione per la quale sono stato inviato, saranno immancabilmente in inferno." (Sahih di Muslim)

 

8- Obbedire al Profeta, visto che Allah dice: "Coloro che obbediscono ad Allah e al Suo messaggero saranno tra coloro che Allah ha colmato della Sua grazia: Profeti, uomini di verità, martiri, gente del bene; che ottima compagnia!" (Il Corano 4: 69) Ciò consiste nell'eseguire puntualmente i suoi ordini: compiendo il bene e fuggendo il male; Allah infatti dice: "Prendete quello che il Messaggero vi dà e astenetevi da quel che vi nega e temete Allah. In verità Allah è severo nel castigo."(Il Corano 59:7) Allah ha anche precisato la conseguenza della disubbidienza agli ordini del Profeta e dice: "E chi disobbedisce ad Allah e al Suo Messaggero e trasgredisce le Sue leggi, sarà introdotto nel Fuoco, dove rimarrà in perpetuo e avrà castigo avvilente." (Il Corano 4; 14.)

 

9- Accettare la sentenza del Messaggero di Allah senza opporsi a quello che ha stabilito come legge e seguire la sua sunna. Allah precisa : "No, per il tuo Signore, non saranno credenti finché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non avranno accettato senza recriminare quello che avrai deciso, sottomettendosi completamente." ( Il Corano ; 4: 65)

 

Inoltre, occorre dare la precedenza alla legislazione ed alla sentenza del Messaggero di Allah nei confronti di ogni altra legislazione o sentenza; Allah dice: "E' la giustizia dell'ignoranza che cercano? Chi è migliore di Allah nel giudizio, per un popolo che crede con fermezza?" (Il Corano ; 5: 50) 

 

10- Conformarsi alla sunna del Messaggero di Allah; Allah dichiara: "Di': "Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso."( Il Corano 3: 31)

Inoltre il fedele musulmano deve considerare la sunna del Profeta come esempio da seguire sempre e ovunque; Allah dichiara: "Avete nel Messaggero di Allah un bell'esempio per voi, per chi spera in Allah e nell'Ultimo Giorno e ricorda Allah frequentemente." (Il Corano 33: 21)

 

Ora seguire il Profeta suppone e implica essere a conoscenza della sua vita, studiarla  bene per considerarla un esempio da imitare o a cui ispirarsi. "Agli studenti  insegnavamo le spedizioni e conquiste del Profeta di Allah, come gli facevamo memorizzare la sura coranica", ci riferiva Zinul Abidine - Ali Ibn Al Hussain Ibn Ali Ibn Abi Talib, - Allah sia soddisfatto di tutti loro.[37] Ora le spedizioni e conquiste sono solo una parte della sira profetica.

 

11- Tenere il Profeta nel ragguardevole rango volutogli da Allah, senza eccessiva adulazione nè mancamenti nei suoi confronti. Il Profeta stesso dice: "Non adulatemi come i cristiani hanno adulato il figlio di Maria, io sono solo il servo di Allah;  chiamatemi dunque il servo di Allah e il Suo messaggero."  (Sahih di Bukhari)

 

12- Ogni volta che il Messaggero di Allah viene ricordato, il fedele deve invocare Allah in suo favore. Allah dice nel (Corano: 33: 56): "In verità Allah e i Suoi angeli benedicono il Profeta. O voi che credete, beneditelo e invocate su di lui la pace."

 

D'altronde, il Profeta stesso dice: "Egoista è colui che non invoca pace e benedizione su di me,  ogni volta che sono rammentato." (Tirmidhi)

 

13- Amare e rispettare il Profeta; amarlo prima anche di ogni altra persona, per il fatto che dopo Allah, ha guidato gli uomini verso la religione che li porta alla verità e alla   felicità terrena ed eterna; Allah dice: "Di': “Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi.”(Il Corano 9: 24)

 

Il Profeta ha illustrato gli effetti dell'amore per il profeta su ogni fedele, attraverso l'episodio seguente: "Un giorno un uomo domandò al profeta: quando verrà l'Ora? Il profeta rispose dicendogli: "Che le hai apprestato?" L'uomo tacque per un po' come  rassegnato e dichiarò: messaggero di Allah non le ho preparato nè gran digiuno, nè lunga preghiera, nè grande elemosina, ma amo Allah e il Suo profeta; Il messaggero di Allah gli rispose: sarai con quelli che ami." (Sahih di Bukhari e Muslim) In un altro hadith, il profeta disse: "Tre sono i beni che, se posseduti, procureranno la dolcezza della fede: amare Allah e il Profeta più di ogni altro e più di tutto; amare ogni altro per l'amore di Allah; temere di tornare alla miscredenza dopo che Allah ha permesso di liberarsene, come si teme di essere gettati in inferno." (Sahih di Bukhari e Sahih di Muslim) 

 

Ora amare il Messaggero di Allah richiede ed implica amare tutti coloro che lui amava: i suoi parenti, i suoi compagni, - Allah sia soddisfatto di tutti loro-; equivale anche a detestare coloro che lui detestava, allearsi con i suoi alleati e fuggire coloro che lui fuggiva; il Profeta infatti ama solo per Allah e detesta solo per Allah.

14- Chiamare la gente ad abbracciare l'islam, partecipare alla sua diffusione nel mondo, informandone chi non ne è a conoscenza: mantenere viva la tradizione islamica con la saggezza e il buon consiglio; istruire l'ignorante; richiamare l'incurante all'attenzione; sorreggere e confortare il fedele praticante. Allah dice: "Chiama al sentiero del tuo Signore con la saggezza e la buona parola e discuti con loro nella maniera migliore. In verità il tuo Signore conosce meglio [di ogni altro] chi si allontana dal Suo sentiero e conosce meglio [di ogni altro] coloro che sono ben guidati." (Il Corano 16: 125)

Il Profeta dice esortando i musulmani:"Trasmettete di me non fosse altro che un versetto!" ( Sahih di Bukhari.) 

15- Difendere il Messaggero di Allah e la sua sunna (tradizione), confutando tutto il falso che si attribuisce alla sua persona e di cui è innocente, chiarendo la verità a coloro che non ne sono a conoscenza; difendere la sua tradizione e la sua predicazione  denunciando le calunnie, le falsità e l'odio che i nemici dell'islam tentano di diffondere.

16- Attenersi  scrupolosamente alla sunna del Messaggero di Allah; egli ci esorta in un hadith: "Seguite la mia sunna e quella dei miei califi dopo di me. Seguitele scrupolosamente e difendetele accanitamente. Guai alle innovazioni! Ogni innovazione  è smarrimento." (Imam Ahmad)

 

 

 

 

 

 

Conclusione

 

Concluderemmo questa ricerca con le parole del poeta francese Lamartine su la grandezza del profeta Muhammad.[38] Lamartine scrive: "Mai un uomo si propose volente o nolente di raggiungere uno scopo così sublime, dato che tale scopo era sovrumano e consisteva nel togliere di mezzo le superstizioni che si sono frapposte tra la creatura ed il Creatore, restituire Dio all'uomo e l'uomo a Dio, ristabilire l'idea razionale e santa della Divinità in mezzo al caos di Dei materiali e sfigurati dell' idolatria. Mai un uomo intraprese, con così deboli mezzi, un'opera così smisurata alle forze umane, dato che per la concezione e l'esecuzione di un così grande disegno non ha avuto a disposizione altri strumenti oltre a se stesso ed altri ausiliari, che un pugno di barbari in un angolo del deserto. Infine mai un uomo compì in meno tempo una così immensa e così durevole rivoluzione nel mondo, poichè, dopo solo due secoli dalla sua predicazione, l'islamismo predicato ed armato regnava già sulle tre Arabie, conquistava la Persia, Khorassan, Transoxiane, l'India Occidentale, la Siria, l'Egitto, l'Etiopia, tutto il continente conosciuto dell'Africa settentrionale, parecchie delle isole del Mediterraneo, la Spagna e una parte della Gallia. Se la grandezza del disegno, la scarsità dei mezzi, l'immensità dei risultati sono proprio le tre misure dell'ingegno dell'uomo, chi ardirà paragonare umanamente un qualsiasi grande uomo della storia moderna a Maometo? I più famosi hanno rimosso solo armi, leggi, imperi; hanno fondato (quando hanno fondato qualcosa) solo potenze materiali che spesso sono crollate prima di loro. Questo qui ha rimosso eserciti, legislazioni, imperi, popoli, dinastie, milioni di uomini su un terzo del globo abitato; ma ha rimosso ancora altari, dei, regioni, idee, credenze, anime, ha fondato, su un libro ogni lettera del quale è diventata legge, una nazionalità spirituale che accomuna popoli di ogni lingua e di ogni razza, ed ha impresso come carattere indelebile di questa nazionalità musulmana, l'odio dei falsi dei e la passione del Dio uno e immateriale. Tale patriottismo indice delle profanazioni del cielo fu la virtù dei figli di Maometo; la conquista del terzo del globo per il suo dogma fu il suo miracolo, piuttosto non fu il miracolo di un uomo, fu quello della ragione. L'idea dell'unità di Dio, proclamata nella stanchezza delle teogonie favolose, aveva in se una virtù così intensa, che esplodendo sulle sue labbra, incendiò tutti i vecchi templi degli idoli ed accese con i suoi fuochi un terzo del mondo.

 

Questo uomo era un impostore? Non lo pensiamo, dopo aver ben studiato la sua storia. L'impostura è l'ipocrisia della convinzione. L'ipocrisia non ha la potenza della convinzione, come la menzogna non ha mai la potenza della verità. Se in meccanica la forza di proiezione è l'esatta misura della forza di impulso, allo stesso modo nella storia, l'azione è la misura della forza di ispirazione. Un pensiero che porta così in alto, così lontano e così a lungo, è un pensiero ben forte; per essere così forte, bisogna che sia stato ben sincero e ben convinto...

 

La sua vita, il suo raccoglimento, i suoi blasfemi eroici contro le superstizioni del suo paese, la sua audacia nel fronteggiare i furori degli idolatri, la sua costanza a sopportarli per ben quindici anni alla Mecca,[39] la sua accettazione della parte di scandalo pubblico e quasi di vittima tra i suoi connazionali, la sua fuga infine, la sua incessante predicazione, le sue guerre disuguali, la sua fiducia nel successo, la sua sicurezza sovrumana nelle sconfitte, la sua longanimità nella vittoria, la sua ambizione tutta ideale, per nulla imperiale, la sua preghiera senza fine, la sua conversazione mistica con Dio, la sua morte e il suo trionfo dopo la tomba, attestano più di una impostura, una convinzione. Fu la convinzione che gli diede la potenza di restaurare un dogma. Tale dogma era doppio, l'unità di Dio e l'immaterialità di Dio; uno che dice quello che Dio è, l'altro dice quello che non è; uno distrugge con la sciabola i falsi dei, l'altro inaugura con la parola una idea. Filosofo, oratore, apostolo, legislatore, guerriero, conquistatore di idee, restauratore di dogmi, di un culto senza immagini, fondatore di venti imperi terrestri e di un impero spirituale, ecco chi è Maometo ! A tutte le scale con cui si misura la grandezza umana, quale uomo fu più grande? "

 

O Messaggero di Allah, i miei più cari ti siano sacrificio! Riconosco che non ti ho restituito il dovuto in questo libriccino e non ho trattato di te come lo meriti.  

 

Quello che è stato scritto è solo un insieme di indicazioni ed abbreviazioni su questo grande Profeta, la cui Missione non è stata digerita dagli associatori ed infedeli del passato e non la digeriscono fino ad ora coloro che nutrono solo passioni ed ambizioni terrene, mossi dai desideri bestiali ed intenti allo sfruttamento degli esseri umani come schiavi.

 

Eppure mi auguro che Allah permetta a questo libriccino di rimuovere le calunnie che sono state diffuse riguardo alla nobile figura del Profeta, e che si trasformi in una chiave che introduca ad una migliore conoscenza della sua grandissima personalità, volta ad ogni bene ed ammonitrice da ogni male. Le parole e le azioni del Profeta costituiscono ormai una organizzazione e una legislazione dei rapporti sociali ed umani che portano alla grazia di Allah Altissimo e a meritare il Suo Paradiso. Rompiamo con il passato fatto di pregiudizi e di cieca imitazione delle opinioni e giudizi degli avi, non basati su dati ed argomenti scientifici, ed iniziamo un'era di vera conoscenza, di analisi e di riflessione su questa fede, che vogliamo vedervi abbracciare ed applicare. 

                                             

Indice

 

 

 

Introduzione ..........................................................................p. 3

 

Chi è il messaggero Muhammad ? Genealogia. ....................p. 6

 

Nascita, giovinezza e missione del profeta Muhammad........p. 9

 

Ritratto del profeta................................................................p.14

 

Alcune qualità morali del profeta........................................p.15

 

Il profeta esempio di convivenza civile...............................p. 24

 

Testimonianze imparziali.....................................................p. 26

 

Le mogli del profeta.............................................................p. 28

 

Prove della verità della  profezia e missione di Muhammad........................................................................ .p. 30

 

Prove razionali della verità della profezia e missione di Muhammad..........................................................................p. 35

 

Implicazioni della testimonianza ........................................p. 42

 

Conclusione..........................................................................p. 46

                  Indice....................................................................................p. 48

 

                         

 

 

[1] Munir Suleyman Annadui:""Ar-Risala Al-Muhammadia"; otto conferenze sulla sira profetica e il messaggio islamico" pp. 114-15.

[2]  Si sa che gli orientalisti hanno scopi molto diversi nello studio dell'islam: chi lo studia nell'intento di ricercare la vera religione e in generale Allah li aiuta a conoscerlo e ad abbracciarlo; chi studia l'islam e lo apprende nello scopo di ricercarvi i punti deboli – secondo la sua cattiva visuale – per combatterlo e distruggerlo attraverso quello che ne riferisce di aspetti confusi, di accuse, di asserzioni e menzogne: gli sforzi di questi sono sempre vani ed inutili; chi infine studia l'islam e lo apprende come scienza e religione, e questi ultmi sono in generale, coloro che meglio forniscono dati certi e conoscenze chiare, precise.   

[3]  Scrittore e studioso inglese (1795-1881), storico e traduttore. Lo scritto che si cita qui è intitolato: "Gli eroi e il culto degli eroi", pubblicato nel 1841; vedi anche il libro intitolato "Dissero sull'islam", del Dottor Imed Eddine Khalil, p.124.   

[4]  Qirat, equivaleva alla parte 24 esima (1/24) del dinaro.

[5]  "La civiltà degli arabi" citato dal dottor Imed Eddine Khalil, in: "Dissero sull'islam"; p. 135

[6]  Afzalur-Rahman, Encyclopédie de la sira.

[7]  Kadhi Yadh: uno dei massimi scienziati dell'islam, pubblicò molti libri, di cui anche una biografia del profeta. Il libro a cui ci riferiamo qui è intitolato. "Al  Scifa  Bi Taarifi  Huquq  Al  Mustafa."

[8]  Uno dei nemici più acerrimi del Profeta, uno dei capi degli oppositori all'islam; non risparmiò nessuno sforzo nel calunniare e tramare di continuo contro il Messaggero di Allah e contro i musulmani; ipocritamente, non volle   prendere parte alla battaglia di Uhud accanto ai musulmani...     

[9]  In:"Mohammad nella letteratura scientifica imparziale"di Mohammed Othman Othman p.20

[10]  Dal libro:"Ho guadagnato Muhammad e non ho perduto Gesù", del dottor Abdel Muuti Addalati.

[11]  Libro intitolato: "Storia della civiltà", tomo 11, vedi; idem

[12]  "Il Profeta vero"; cfr stesso riferimento di sopra. 

[13]  "La Civiltà degli arabi", vedi il libro del dottor Abdel Muuti Addalati, indicato sopra.

[14] Afzalur-Rahman, Enciclopedia della sira

[15]  Storia di Al –Tabari  2: 126

[16]  Dal libro di Imed Eddine Khalil, citato sopra.p.126

[17]  Dal libro citato sopra del dottor Imed Eddine Khalil.

[18]  "Gli eroi e il culto degli eroi."

[19]  L'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) diceva: “Il mio nome sulla terra è Muhammad, in cielo Ahmad”. In realtà, questi due nomi hanno lo stesso identico significato di “molto lodato”.

[20]Citato secondo il libro intitolato "Muhammad nella Bibbia" del Professor Abdul Ahad Daud, tradotto da Fahmy Sciamma, pubblicato in Qatar.

[21]  Abacuc; 3 :3

[22] Da: "Dissero sull'islam" del  dottor  Imed Eddine Khalil;  p. 93

[23] Da "Ho guadagnato Muhammad e non ho perduto Gesù" del dottor Abd  Al-Muuti  Addalati 

[24]  Da "Dissero sull'islam" del dottor Imed Eddine Khalil; citato più sopra; pp. 106-107

[25]  Sira di Ibn Hisciam 2 / 101.

[26]  Dal libro "Dissero sull'islam" del dottor Imed Eddine Khalil, citato; p. 105-106 

[27]  Nel suo libro intitolato: "Il pellegrinaggio alla Mecca", Londra 1934; vedi : "Dissero sull'islam" di Imed Eddine Khalil

[28] dal libro "Dissero sull'islam" del Dottor Imed Eddine Khalil pp. 95-96.

[29]  Nel suo scritto: "La religione islamica" citato come sopra, dal dottor Imed Eddine Khalil, in:"Dissero sull'Islam."

[30]  Ex- predicatore cristiano diventato poi, in seguito alla sua conversione all'islam, attivissimo predicatore musulmano in Canada; il brano citato è cavato dal suo libro, intitolato: "Lo stupefacente Corano": ("Al Qur'an al mudhil".)   

[31] l'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) diceva: “Il mio nome sulla terra è Muhammad, in cielo Ahmad.” In realtà, questi due nomi hanno lo stesso identico significato di “molto lodato.”

[32] Dal libro "Dissero sull'islam", del Dottor Imed Eddine Khalil, p. 123

[33] Da: "Le cento personalità più influenti della storia", citato in "Dissero sull'islam" di Imed Eddine Khalil. 

[34]  Vedi lo scritto precedentemente indicato, del dottor Imed Eddine Khalil , p.124 

[35]  Vedi "Dissero sull'islam", riferito anche sopra, dal dottor Imed Eddine Khalil.   

[36]  Vedi il suo libro intitolato "La fede musulmana", p. 119-120, riferito in: "Dissero sull'islam", già citato.

[37] "Al Bidaya wa Annihaya" di Ibn Kathir:  3; 242.

 

[38] "La vie de Mahomet"; Alphonse de Lamartine; 1854: Livre I; chapitres 106 et 107. Inoltre; "L'islam et le christianisme": Alifat Aziz As-Samad

[39]  Quello che è sicuro è che il Profeta, pace e benedizione di Allah su di lui, predicò a Mecca per ben tredici anni.